Con la sentenza del 20 gennaio 2011, la Corte di Giustizia dell'Unione europea (CGUE) sanziona la legislazione greca, la quale concedendo benefici fiscali sulla base della residenza e della cittadinanza, è venuta meno agli obblighi imposti dal Trattato limitando in tal modo il diritto di libera circolazione delle persone all'interno dell'Unione Europea. Nel solco di una giurisprudenza consolidata viene ribadita l'effettività del principio di parità di trattamento, il quale vieta ogni forma di discriminazione diretta e indiretta nei confronti dei cittadini dell'Unione che sia tale da restringere e compromettere il diritto fondamentale di circolazione nell'Unione.
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Apriamo come di consueto la nostra Rubrica aggiornando il bollettino dei regime changes di quella che appare ogni giorno di più come la quarta ondata di democratizzazione di huntingtoniana memoria. A leggere il Foglio del 20 aprile l’updating è da bollino rosso dal momento che, dopo esser partita dalla sponda sud del Mediterraneo, aver contagiato l’Africa subsahariana (si veda l’articolo precedente della nostra rubrica), il Medio Oriente e la penisola arabica, la Rivolta sconfina e contagia l’Azerbaigian. Il che sembrerebbe inverare quelle previsioni che indicano l’Asia come il prossimo continente dello “scompiglio epocale”.
Settanta persone sono state arrestate a Baku, la capitale dell’Azerbaigian, dopo una settimana di proteste contro il presidente della Repubblica, Ilham Aliyev.
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Quando il 17 dicembre 2010 Mohamed Bouaziz – un giovane diplomato di 26 anni che protestava contro la polizia che gli aveva sequestrato il chiosco di di frutta e verdura con cui faceva vivere la sua famiglia – si diede fuoco a Sidi Bouzid, sembrava imprevedibile che un tale (estremo) gesto di disperazione individuale potesse scoperchiare il vaso di Pandora di contraddizioni che più di una Regione geopolitica appaiono ogni giorno che passa quelle di un’epoca intera. Il vento della rivolta soffia ancora, si spinge al di là dell’Africa settentrionale, giunge in Medio Oriente, lo oltrepassa interessando l’intera penisola arabica e c’è chi è pronto a scomettere che le prossime coste ad essere toccate saranno quelle asiatiche. La profezia è del nostro Giulio Tremonti che, con sguardo visionario sui grandi fatti della storia, intervenendo ad un seminario sul sistema monetario internazionale dello scorso 30 marzo a Nanchino, ha affermato che le rivoluzioni arabe dimostrano quanto il G20 sia un contenitore istituzionale insufficiente a rappresentare il mondo economico contemporaneo – che si persiste a ritenere “fondato sul dolaro, sul petrolio, sui fondi sovrani, sugli investimenti di enormi capitali” –, dal momento che esso affronta le crisi attraverso i debiti degli stati mentre ciò che si muove sono masse bibliche continentali. E a muovere le masse (asiatiche soprattutto) sono le ingiustizie.
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Analizzando l’evoluzione politico-costituzionale della Turchia, Bernard Lewis osserva come il Pese viva un’insanabile contraddizione, un paradosso culturale se si vuole: più la Repubblica si democratizza, più si islamizza. Questa osservazione suggerisce all’Autore una fosca previsione: nel prossimo decennio la nazione che fu di Atatürk potrebbe somigliare in futuro al regime degli ayatollah iraniano. È questa una profezia che assume una dimensione decisiva ed inquietante alla luce delle recenti rivoluzioni che hanno interessato il quadro mediorientale.
Di certo l’islamismo militante si sta organizzando ed uno profili costituzionali più rilevanti della crisi mediorientale riguarda il ruolo delle formazioni d’ispirazione religiosa nel sistema partitico. In Egitto, i Fratelli musulmani da anni inseguono il sogno califfale e David Schenker (responsabile del dipartimento di arabistica al Washington Institute for Near East Policy) calcola che, in caso di elezioni libere, essi potrebbero raggiungere il 40% dei consensi. Intanto, in attesa delle politiche, col referendum costituzionale del 19 marzo, la fratellanza incassa un “sì” bulgaro, la prima vittoria contro il fronte laico (dal partito Wafd al Ghad di Ayman Nour, il partito di sinistra del Tagammu, i nasseriani, i giovani di piazza Tahtir, ma anche i due potenziali alla presidenza Mohamed el Baradei e Amr Mussa).
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SENTENZA N. 113
ANNO 2011
nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 630 del codice di procedura penale, promosso dalla Corte di appello di Bologna nel procedimento penale a carico di D.P., con ordinanza del 23 dicembre 2008, iscritta al n. 303 del registro ordinanze 2010 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 41, prima serie speciale, dell’anno 2010.
(Omissis…).
Considerato in diritto
- La Corte di appello di Bologna dubita della legittimità costituzionale, in riferimento all’art. 117, primo comma, della Costituzione e all’art. 46 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, dell’art. 630 del codice di procedura penale, «nella parte in cui non prevede la rinnovazione del processo allorché la sentenza o il decreto penale di condanna siano in contrasto con la sentenza definitiva della Corte [europea dei diritti dell’uomo] che abbia accertato l’assenza di equità del processo, ai sensi dell’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo».
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La c.d. primavera araba spinge l’analista appassionato a gettarsi sulle fiamme del Medio Oriente prima del pensiero: chissà che non convenga subito abortire il freddo vocabolario da regime changes della transitology contemporanea per recuperare quel lessico rivoluzionario denso di colpi di Stato, di poteri costituenti in lotta contro quelli costituiti, di resistenza, di Rivoluzioni appunto. Prudenza scientifica consiglia, preliminarmente, di annegare la subitanea passione nel bagno freddo del dato “strutturale”. Col gergo proprio dell’analisi marxista delle relazioni internazionali, diremmo immediatamente che l’ondata di fermento della sponda sud del Mediterraneo segna innanzi tutto il fatale spiegarsi di una profonda crisi di non corrispondenza. Sul punto, Sergio Romano ci dice che in Africa del nord la curva della demografia e quella dell’economia avanzano a passo diverso, con la prima che, come differenza fra nascite e morti, cresce di 3 milioni e mezzo di persone l’anno (basti confrontare la cifra con l’Europa meridionale dove, ormai, le morti superano le nascite) e la seconda di modesta rilevanza se paragonata ai ritmi asiatici o sudamericani (Golini, Il Messaggero).
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Negli ultimi anni la prospettiva della regolamentazione del rischio ha cominciato a trovare spazio anche in Europa, dopo avere fatto proseliti negli Stati Uniti a partire dagli anni settanta.
Gli studi giuridici non hanno rappresentato un’eccezione a questo trend, come testimonia anche la recente nascita di una rivista come lo European Journal of Risk Regulation.
Il libro di Marta Simoncini può essere ascritto a questa nuova tendenza. L’Autrice ricostruisce nella prospettiva del rischio la regolamentazione di due specifici settori- l’ambiente e la sicurezza antiterrorismo- indagando le soluzioni offerte da alcuni ordinamenti giuridici in materia di gestione amministrativa dei rischi catastrofici.
Il diritto pubblico “classico” non conosce la nozione di “rischio” ma quella di “emergenza”, nozione che, specie se applicata all’ambito della legislazione antiterrorismo.
Continua a leggere "Marta Simoncini, La regolazione del rischio e il sistema degli standard. Elementi per una teoria dell'azione amministrativa attraverso i casi del terrorismo e dell'ambiente, Editoriale Scientifica, Napoli, 2010" »
Hungary continues to focus on the drafting of its new Constitution (see also a previous post on this topic in this blog). On March 9 the government published a detailed draft and less than two weeks later, on March 20, the debate has started in the Parliament. For an English translation of the draft see here (for the original Hungarian version here).
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Some Comments on C-515/08 Santos Palhota and Others
On 7 October 2010 the ECJ delivered a judgment that was built around the issues discussed in the very well-known posting of workers cases of Laval and Rüffert and Commission v Luxembourg.
The facts of the case tell the story of a Portuguese company Termiso Limitada that posted workers from Portugal to Belgium for work at the shipyard in Antwerp. According to Belgian law, Termiso Limitada failed to produce certain social documents aimed at protection of workers’ rights: to draw up individual account in respect of the posted employees, to pay the statutory minimum wage and additional overtime work payments. The Portuguese company challenged the validity of this national law on the basis of Articles 56 and 57 TFEU on free movement of services.
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Con una importante decisione che ha creato un certo dibattito pubblico (p. es: FAZ, Süddeutsche Zeitung), il Bundesverfasungsgericht è recentemente intervenuto in materia di libertà di pensiero e di riunione, andando a definire i confini in cui è possibile limitare i due Grundrechte in ragione del luogo in cui questi vengono esercitati. In particolare, però, con la sentenza 1 BvR 699/06, il BVerfG ha dovuto affrontare una questione che ha investito non solo gli artt. 5 Abs. 1 GG e 8 Abs. 1 GG, ma anche la natura della proprietà pubblica e, allo stesso tempo, le basi stesse della vita democratica e l’evoluzione del concetto di “luogo aperto”, che nel Grundgesetz è definito come «unter freiem Himmel», dove la libertà di riunione può essere limitata solo con legge o in base ad un legge (Art. 8, Abs. 2, GG).
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