Il continente africano si è dotato di un proprio sistema di protezione dei diritti umani grazie all'adozione, avvenuta il 27 giugno 1981, della Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, poi entrata in vigore nel 1986. La Carta istituisce una Commissione africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, composta da 11 commissari, che vi siedono a titolo individuale e a tempo parziale, con il compito di promuovere il rispetto dei diritti umani in Africa ed esaminare i rapporti periodici redatti dagli Stati parte alla Carta. Allo stesso tempo, la Commissione è deputata a ricevere comunicazioni di Stati parte che lamentino una violazione della Carta ad opera di altri Stati parte; anche un individuo, un gruppo di individui o una organizzazione non governativa (ONG) potrebbero rivolgersi alla Commissione, sul modello di quanto accadeva nel sistema europeo di protezione dei diritti dell'uomo antecedente all'entrata in vigore del Protocollo n. XI apposto alla CEDU. Indipendentemente dal fatto che sia chiamata a pronunciarsi su comunicazioni di origine statale o individuale, la Commissione può adottare soltanto rapporti sprovvisti di efficacia vincolante.
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“L’ordinamento costituzionale canadese non può tollerare la poligamia, in quanto pratica idonea a provocare danni di natura fisica e psicologica nei confronti delle donne che partecipano alle unioni poligamiche, dei figli nati da quella, così come, più in generale, della società stessa e del matrimonio monogamico”.
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«Il precedente è come una madre ebrea. Non sei tenuto a fare ciò che ti dice, ma ti fa sentire terribilmente in colpa se non lo fai». L’aforisma, che non è di Woody Allen ma di un giudice inglese (S. Sedley), vale a restituirci la distanza che corre tra la cultura del Common Law e la cultura del Civil Law, così da metterci in guardia da troppo facili trasposizioni di istituti così peculiari come il precedente, nella sua versione autentica. Tuttavia, con le dovute accortezze, è stato affermato che è sul metodo del precedente che si incentra l’attività dei giudici di Strasburgo in camera di consiglio, posto che solo in assenza di alcun precedente utile essi procederebbero «alla ricerca del senso da assegnare alle disposizioni della Convenzione con gli ordinari metodi interpretativi» (V. Zagrebelsky).
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Summary of Proceedings
The IACL Working Group on Constitutional Responses to Terrorism held its 2011 Workshop in Università Bocconi in Milan, Italy on 1-2 December of last year. The Workshop addressed the topic of ‘Secrecy, National Security, and the Vindication of Constitutional Law’ and featured over twenty papers as well as opening and closing addresses from members of the judiciary. The Workshop began with welcoming addresses from Martin Scheinin (European University Institute, President of the International Association of Constitutional Law) and Arianna Vedaschi (Università Bocconi). The floor was then given over to David Cole (Georgetown University) who introduced the opening keynote speaker, Sir Stephen Sedley (Lord Justice of England & Wales, retired).
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Il nuovo anno ha risvegliato in Europa timori che da tempo si speravano sopiti. Il 1° gennaio 2012 è entrata in vigore la nuova Costituzione ungherese con la quale il partito ultra-nazionalista Fidesz ha suggellato un anno di radicali riforme che hanno profondamente ridefinito l’assetto costituzionale e democratico della Repubblica Ungherese (da ora rinominata patriotticamente solo: Ungheria). Forte di una maggioranza parlamentare superiore ai 2/3, nel corso del 2011 il partito di governo ha adottato una serie di misure legislative – dall’istituzione di un’Autorità governativa incaricata di regolare l’attività dei media, alla modifica in senso puramente politico dei criteri di nomina della Corte Costituzionale, sino alla definizione con legge modificabile solo a maggioranza dei 2/3 delle circoscrizioni elettorali in modo da assicurare un perdurante dominio elettorale al partito di governo – che da più voci sono state definite liberticide (si vedano tra l’altro i commenti di Katalin Kelemen su questo sito nonché l’analitica ricostruzione di K. Kovács & A. Tóth, “Hungary’s Constitutional Transformation”, 7 European Constitutional Law Review (2011), 183). In un rapporto adottato dall’Adunanza Plenaria il 17-18 giugno 2011, la Commissione di Venezia ha espresso la propria disapprovazione per il processo di adozione della nuova Costituzione ungherese e per molti dei suoi contenuti (vedi: http://www.venice.coe.int/docs/2011/CDL-AD%282011%29016-E.pdf) ed il 23 dicembre 2011, il Segretario di Stato USA H. Clinton ha manifestato “significant and well-founded concerns” per la tenuta della democrazia in Ungheria (come riportato dal New York Times il 31 dicembre 2011. vedi: http://www.nytimes.com/2011/12/31/business/global/hungary-passes-central-bank-rules-despite-risk-to-bailout.html?_r=1&scp=1&sq=clinton%20hungary&st=cse) . Di fronte a questa drammatica situazione il continuo silenzio delle istituzioni dell’UE comincia a diventare sempre più assordante.
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fonte: http://slsg.wordpress.com/2012/01/10/unione-europea-e-ungheria-verso-un-nuovo-caso-haider/
L’Ungheria pone a rischio i valori dell’Unione ?
“Il cambiamento che oggi abbiamo democraticamente determinato é comparabile solo a quelli che prima accompagnavano le rivoluzioni.(..) Gli Ungheresi hanno oggi dimostrato che bisogna credere alla democrazia.(…) Gli Ungheresi si sono oggi sbarazzati di un sistema di oligarchi abituati ad abusare le loro potere (…) Il nuovo governo sarà (tuttavia) modesto e umile..”.
Era solo il 25 aprile 2010 e queste frasi di Viktor Orban che festeggiavano i risultati delle elezioni che avevano attribuito al suo partito Fidesz più dei due terzi dei seggi in Parlamento risuonano oggi in modo ben diverso cosi’ come le previsioni di quanti vedevano in quella clamorosa vittoria elettorale l’occasione per la moneta ungherese di risollevarsi dalla crisi dalla quale il Fondo Monetario Internazionale e l’Unione Europea l’avevano a fatica salvata nel 2008.
Ora non solo le relazioni tra UE e IMF sembrano avere raggiunto il loro punto più basso (a giudicare dalla recente interruzione dei negoziati con le autorità monetarie ungheresi) ma preoccupazioni anche maggiori stanno emergendo a livello europeo quanto alla compatibilità di diverse iniziative del Governo Orban con la protezione dei diritti fondamentali e il rispetto dei principi democratici.
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On December 19 the Hungarian Constitutional Court delivered a decision (no. 1746/B/2010 – for the moment available only in Hungarian) which annuls some provisions of the Act on the freedom of the press and the fundamental rules on media content (Act no. 2010/CIV – for an English translation see here), and of the Act on media services and mass media (Act no. 2010/CLXXXV – for an English translation see here) in the very last moment, before the curtailing of its openness entered into force. After New Year's Eve the Constitutional Court would not have been able to deliver a decision, since the constitutional review of the media laws was initiated by private persons, NGOs and individual members of the Parliament through actio popularis, an instrument which is now abolished by the new Fundamental Law and Constitutional Court Act, both entering into force on January 1 (see a previous post). The Act also provided for the termination of all ongoing proceedings at the moment of its entering into force, except for those which were initiated by one of those persons or groups entitled to challenge the constitutionality of a law according to the new rules (i.e. the government, a quarter of the members of Parliament and the ombudsman). So the Constitutional Court delivered its decision less then two weeks before this moment and it is based on the provisions of the old Constitution, which is not in force anymore. However, Article 61 concerning the freedom of expression was modified already in July 2010. New paragraphs were introduced in order to provide for the right to receive adequate information in respect of public affairs and a constitutional basis for the creation of a new administrative authority. Furthermore, the last new paragraph (par. 5) determined that for the adoption of a law concerning the media a two-thirds majority is required.
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