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Convergenza dei diritti nazionali tramite standard tecnici? Recensione a “European Standardisation of Services and its impact on Private Law. Paradoxes of Convergence”, di Barend van Leeuwen, Hart, 2017.

By on November 6, 2017

Sebbene la standardizzazione tecnica dei prodotti commercializzati nel mercato europeo sia già stata oggetto di analisi giuridiche sistematiche e complete (prima fra tutte H. Schepel, The Constitution of Private Governance: Product Standards in the Regulation of Integrating Markets, 2005), molta meno attenzione ha ricevuto la nascente categoria di standard europei per la prestazione di servizi (H-W. Micklitz, Service Standards: Defining the Core Consumer Elements and their Minimum Requirements, 2007)

È proprio sulle prospettive della standardizzazione nel mercato dei servizi, le su interrelazione col diritto (privato), le sue prospettive ed i suoi limiti che si concentra Barend van Leeuwen nel suo “European Standardisation of Services and its impact on Private law. Paradoxes of Convergence” (Hart, 2017).

Il volume, coinciso ed efficace, offre un’interessante panoramica sui principali tentativi di armonizzare la prestazione dei servizi nel mercato unico, inquadrandone il significato giuridico e il potenziale impatto armonizzatore dei diritti nazionali. L’argomento è affrontato attraverso una metodologia eterogenea, che unisce ad un approccio giuridico tradizionale un’indispensabile analisi empirica socio-giuridica, in mancanza della quale sarebbe difficile far emergere gli ingranaggi ed i fattori costitutivi, spesso non immediatamente visibili, delle politiche e procedure di creazione di uno standard tecnico.

La chiave metodologica della monografia è succintamente presentata nel corso del primo capitolo, al quale segue, nel secondo capitolo, una più estesa presentazione dell’impalcatura teorica e normativa nella quale si muove – e alla quale si ispira – l’analisi. Il concetto di “convergenza” (convergence), mediato dal dibattito sul diritto privato europeo, è adottato allo stesso tempo quale chiave di lettura e parametro di valutazione degli (ancora) deboli tentativi di standardizzazione tecnica della prestazione dei servizi a livello europeo. I punti di contatto tra standard tecnici/convergenza da un lato e la cornice generale del diritto europeo dall’altro sono messi in evidenza con riferimento alla libera circolazione dei servizi (art. 56 TFUE) e alla direttiva del 2006 relativa ai servizi nel mercato interno. Parallelamente, l’autore sottolinea le possibili modalità di dialogo tra standard europei e diritto privato degli stati membri, considerando sia il diritto contrattuale, sia il possibile ruolo degli standard tecnici nell’accertamento della responsabilità civile: è attraverso l’influenza sullo svolgimento pratico del diritto privato che la norma tecnica, da strumento del mercato per il mercato, emerge quale elemento propagatore di una indiretta, quanto sostanziale, uniformazione dell’applicazione delle norme giuridiche dei diritti nazionali.

Nel corso del terzo capitolo, il volume ripercorre, in maniera più descrittiva che critica, le caratteristiche del sistema europeo di standardizzazione, mettendone in luce i meccanismi decisionali, gli attori coinvolti, le pressioni esistenti, le criticità e le questioni giuridiche, anche e soprattutto alla luce del recente Regolamento del 2012 sulla standardizzazione europea. È in questo contesto che si ricercano gli (sfuggenti) indici normativi a fondamento della standardizzazione europea nel mercato dei servizi, in contrapposizione alla ben più sviluppata cornice normativa del mercato dei prodotti.

A questa prima ricostruzione trasversale, segue l’analisi di due casi studio – standard per servizi sanitari e turistici -, dai quali l’autore cerca di far emergere gli elementi distintivi e le problematiche specifiche della standardizzazione dei servizi. Nel corso del quarto capitolo, l’autore esamina le basi, le ragioni, le resistenze e gli esiti di due standard europei in materia di servizi sanitari, fondando l’analisi sui dati qualitativi desunti da una serie di colloqui con i membri dei comitati tecnici e rappresentanti degli organi di standardizzazione, a livello nazionale ed europeo. Alla standardizzazione in materia di servizi turistici è invece dedicato il quinto capitolo. In entrambi i casi, l’autore evidenzia una sostanziale mancanza di legittimazione e rappresentatività di tali tentativi di standardizzazione, i quali perciò incontrano l’opposizione delle associazioni professionali di entrambi e settori, con conseguente scarsa incisività sulle relazioni giuridiche tra medico e paziente in un caso, e prestatori di servizi turistici e clienti, nell’altro.

Una più specifica valutazione della effettiva penetrazione nel diritto degli standard europei esaminati è offerta nel corso del sesto capitolo. Da un lato, l’autore esamina la valenza degli standard europei nel diritto contrattuale, nelle sue molteplici forme e gradi di incisività, usando quale punto di riferimento la serie di procedimenti originati negli ultimi anni dal c.d. “PIP breast implants scandal”. Dall’altro lato, l’accertamento della responsabilità per danni è inquadrata quale possibile punto di contatto tra diritto e standardizzazione, in un rapporto nel quale quest’ultima eserciterebbe un’azione armonizzatrice (di convergenza) sulla prima. A ciò si aggiunge un’interessante analisi sulle possibili frizioni tra standard europei in materia di servizi e la direttiva relativa alle clausole abusive nei contratti consumatori. Opportunamente, a tali considerazioni teoriche si affiancano valutazioni empiriche, che sembrano suggerire la scarsa applicazione pratica degli standard nelle attuali dinamiche del mercato dei servizi, in controtendenza con quanto accade nel caso degli – ben più supportati a livello istituzionale – standard per prodotti.

Con un movimento quasi circolare, nel capitolo sette l’autore riporta l’analisi alla cornice generale del diritto europeo, considerando l’influenza delle – ed i limiti imposti dalle – norme sulla libera circolazione dei servizi e sulla concorrenza sui processi e contenuti della standardizzazione europea.

Al capitolo conclusivo, infine, è affidata la disamina dei “paradossi” creati dal meccanismo di convergenza dei diritti nazionali tramite l’armonizzazione tecnica. Le criticità evidenziate e la scarsa incidenza degli standard nel mercato dei servizi sono dall’autore in buona parte imputate, da un lato, allo scarso supporto istituzionale e l’insufficiente base giuridica per la standardizzazione dei servizi, dall’altro, alle deficienze del sistema di standardizzazione nel valutare la reale rappresentatività – e, quindi, la probabile fortuna – dei progetti di standard europei.

Il volume ha il pregio di offrire uno sguardo trasversale – ma non per questo superficiale – sui punti di contatto tra standardizzazione dei servizi e diritto privato, non omettendo si sottolinearne le criticità e gli sviluppi futuri, anche solo ipotetici. In tal senso, esso sviluppa in maniera organica alcuni degli aspetti spesso tralasciati – o trattati solo incidentalmente – dalla letteratura del settore. Senza nulla togliere al valore complessivo dell’opera, rimane un rimpianto: in concomitanza all’uscita del volume, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha ulteriormente caratterizzato il rapporto tra standard europei e diritto nazionale nel caso James Elliott, e si è altresì espressa sullo scandalo PIP nella decisione Schmitt. Anche se l’integrazione di tali decisioni avrebbe aiutato a rendere alcune parti dell’analisi meno astratta, il volume rimane indubbiamente un ottimo affresco degli albori della standardizzazione dei servizi in Europa, e di come essa abbia, in prospettiva, le potenzialità per influenzare l’applicazione pratica del diritto e la sua armonizzazione a livello europeo.

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