diritto Metodo e storia

Costituzionalismo senza Stato? La democrazia oltre il pubblico e il privato

By on February 11, 2013

(intorno a Il diritto del comune. Crisi della sovranità, proprietà e nuovi poteri costituenti, a cura di Sandro Chignola, Verona, Ombre Corte, 2012)

Il
dibattito sulla crisi dello Stato e delle istituzioni liberali è sempre più
vivace a livello internazionale e si intreccia con tematiche che intersecano il
diritto pubblico e privato, la filosofia e la storia del diritto, oltre che la
sociologia e l’economia politica.
Soprattutto
nel mondo anglosassone, ma anche nella cultura giuridica tedesca (si pensi solo
a Jünger Habermas) l’analisi di tali questioni da anni ha contribuito a
destrutturare il tradizionale oggetto della scienza del diritto, incentrato
sulla dicotomia pubblico-privato. L’emersione a livello globale di politiche e
pratiche della governance – che
privilegiano la frammentazione giuridica e la pluralità degli ordinamenti – ha spinto da almeno un decennio a
interrogarsi sulle trasformazioni che sta subendo il diritto e più in generale
la crisi dell’idea stessa di sovranità e di proprietà privata che ha
accompagnato l’affermarsi dello Stato moderno. Proprio sul rapporto tra diritto
pubblico e privato ovvero tra sovranità statuale e proprietà privata, «i due
grandi dualismi fondativi del sistema giuridico moderno»[1],
si incentrano i saggi presenti in questo stimolante volume, risultato di una
delle numerose iniziative della rete di ricercatori e militanti denominata
UniNomade.
Nel
libro in esame, emerge con nettezza la rivendicazione del diritto del comune
che ha quale punto di partenza, ma anche come obiettivo, far saltare «la
dialettica tra pubblico e privato» (p. 9), per utilizzare le parole del
curatore, Sandro Chignola, uno dei più attenti interpreti in Italia della
storia dei concetti (Begriffsgeschichte)[2].


Il
volume gravita intorno, ma non si esaurisce con esso, al dialogo tra Antonio
Negri e Gunther Teubner sul rapporto tra il concetto di comune, elaborato dal
primo, insieme a Michael Hardt[3],
e quello del costituzionalismo sociale (o societario), teorizzato dal secondo.
Le due interpretazioni della postmodernità, divergenti per tanti aspetti,
condividono l’idea che sia la prospettiva statualistica nazionale che quella
della governance globale non siano in
grado di fornire una risposta adeguata all’attuale crisi e individuano entrambe
una prospettiva di emancipazione fuori dalla forma Stato a vantaggio di una
dimensione costituzionale autonoma.
Teubner,
esponente di riferimento del filone “critico” della teoria postsistemica,
rimprovera alla dottrina costituzionale maggioritaria di rimanere chiusa in una
prospettiva statocentrica, monistica e indifferente rispetto alla molteplicià
di costituzioni civili che si sviluppano nella società mondiale. L’età contemporanea,
caratterizzata contestualmente da privatizzazione e globalizzazione, ha visto
la rapida crescita di «regimi giuridici “privati”» che hanno comportato
l’affermarsi di una «multidimensionalità del pluralismo giuridico globale».
Secondo il giurista e sociologo tedesco la “frammentazione” delle istituzioni
liberali è riscontrabile nel ridimensionamento delle classiche categorie del
politico che avevano contraddistinto la modernità, in particolare quella
secondo la quale il diritto deriva la propria validità esclusivamente da
processi di produzione normativa promossi dallo Stato.
Nell’intervento
di Negri emergono almeno due elementi di affinità con la teoria postsistemica:
il rifiuto dell’alternativa tra posizioni neoliberali e keynesiane e la
consapevolezza della molteplicità e della pluralità del campo sociale. Ma le
similitudini, al di là di ciò che gli stessi autori sostengono, non sembrano fermarsi
qui. La teoria di Negri infatti si avvicina alle posizioni di Teubner anche per
quanto riguarda la decostruzione, nel mondo globalizzato, delle forme
tradizionali del diritto e della sovranità. Queste ultime, che vedevano nella
separazione pubblico/privato propria del capitalismo il loro fulcro e motore,
si decompongono e si frammentano nelle pratiche giuridiche postmoderne.
Appare
chiaro il contrasto tra la visione negriana e quella postsistemica sul concetto
di comune: per la prima l’esigenza del comune si trova nella «eguaglianza nella
coproduzione di norme giuridiche non statali» (p. 36) e nell’abolizione della
proprietà privata, mentre, per la seconda, la proposta di fusione tra sfera
pubblica e privata (nel comune) appare inadeguata e va sostituita con una
poli-contestualità: «la semplice distinzione stato/società che si traduce
giuridicamente nell’opposizione diritto pubblico/diritto privato deve essere
sostituita con una molteplicità di prospettive sociali, molteplicità che deve
essere riflessa anche nel diritto» (p. 48). Diversamente da Negri, Teubner non
riduce il problema del “privato” a quello della proprietà privata, ma lo
analizza nel suo sviluppo sociale e lo riconduce a un «superamento dialiettico
(Aufhebung) nel duplice senso di distruzione
e conservazione» (p. 50).
Tuttavia
sia il pensatore della dottrina dello Stato italiano che il giurista tedesco
non si oppongono alla modernità tout
court
, come sembrerebbe fare una parte della teoria critica contemporanea,
ma, debitori dell’intuizione marxiana di utilizzare il progresso delle forze
produttive del capitalismo ai fini della sua trasformazione, e di quella
foucaultiana di analizzare il lato oscuro del moderno, i due teorici non lo
demonizzano, ma ne mettono in evidenza le ambivalenze – «il volto bifronte
della modernità capitalistica» (Teubner, p. 64) – e cercano, in modi e con
strumenti diversi, un suo superamento.

 


[1] M. Surdi, Lo spettro di Blanco: una nota a Ugo Mattei, in «Scienza e
Politica», XXIV (2012), pp. 69-75 (p. 70 per la citazione).

[2] Si veda, tra l’altro, Id., Storia dei concetti
e storiografia del discorso politico
, «Filosofia
politica», 1/1997, pp. 99-122; Id., History of political thought and the history of political concepts:
Koselleck’s proposal and Italian research
, in «History
of Political Thought», XXIII (2002), pp. 517-541.

[3] Ci si riferisce, ovviamente, a M.
Hardt, A, Negri, Impero. Il nuovo ordine
della globalizzazione
, Milano, Rizzoli, 2002;
Moltitudine. Guerra e democrazia nel nuovo ordine imperiale, Milano, Rizzoli, 2004; Comune:
oltre il privato ed il pubblico
, Milano, Rizzoli, 2010.

 

LEAVE A COMMENT