diritto

ESSERI ANIMALI O ‘PERSONE NON UMANE’

By on September 16, 2013

Lo
scorso maggio il governo indiano ha deciso di vietare la cattività e l’utilizzo
dei delfini a fini di intrattenimento.

Per
prima cosa è doveroso sottolineare come il rispetto degli esseri animali sia da
sempre uno dei tratti essenziali del pensiero non solo religioso ma anche
politico indiano, emblematiche al riguardo appaiono le parole del Mahatma
Gandhi che affermava come “la
grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal
modo in cui tratta gli animali
“. La preoccupazione rispetto al benessere
animale non va considerata una stravaganza indiana in quanto molti sono i Paesi
che hanno cominciato ad avvicinarsi alla questione animale non più nell’ottica
della semplice preservazione quale interesse indiretto dell’essere umano, bensì
quale riconoscimento della dignità animale. Confrontarsi con il problema della
dignità animale e del possibile riconoscimento di diritti agli esseri animali
dal punto di vista giuridico presenta diverse criticità, il diritto infatti ha
a lungo ignorato gli esseri animali e i sistemi giuridici sono sostanzialmente
autoreferenziali, cioè elaborati dagli esseri umani per tutelare la propria
convivenza in società sempre più complesse (sull’antropocentrismo giuridico
cfr. A. Valastro, La tutela giuridica degli animali e i suoi livelli, in Quaderni costituzionali, 2006, p. 67; F.
Rescigno,  I diritti degli animali. Da
res a soggetti
, Torino, 2005; ID., Animali (diritti degli), voce Dizionario
di Diritto Pubblico
, a cura di S. Cassese, Milano 2006, vol. I, 321; ID., Diritti
degli animali
, voce Dizionario Diritti umani. Cultura e dignità della persona
nell’epoca della globalizzazione
, a cura di M. Flores, Torino, 2007,vol. I,
p. 320).
In quest’ottica gli animali hanno trovato ben poco spazio per affermare la
propria soggettività dal punto di vista giuridico, essendo stati considerati
quali ‘cose’ a completa disposizione del genere umano. La condizione animale
sta però lentamente evolvendosi e proprio il diritto potrebbe
divenire lo strumento cardine per la costruzione di un modello nuovo di
rapporto uomo-animale e per l’elaborazione di ordinamenti giuridici non più
meramente antropocentrici ma biocentrici (cfr. L. Battaglia, Etica e diritti degli animali, Roma-Bari 1999.
ID., Alle origini dell’etica ambientale, Bari 2002).


La non peregrinità di questo approccio biocentrico è
dimostrata anche dalla seppur tenue apertura dell’Unione Europea  che con il  Trattato di Lisbona ha previsto all’articolo
13 l’obbligo per gli Stati membri di tenere conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in
quanto esseri senzienti,
sancendo in tal modo il valore intrinseco
degli animali, non in quanto specie, ma in quanto individui. Il riconoscimento degli esseri animali quali
esseri senzienti costituisce l’evoluzione di un trend europeo risalente nel
tempo e di grande importanza; tuttavia un’attenta lettura dell’intera previsione
dimostra ancora lo spirito di
compromesso sotteso a tale previsione, per cui l’innovazione europea non va ad
incidere su fenomeni problematici, come le macellazioni rituali religiose o le attività
folkloristiche e di costume, rimessi alla discrezionalità dei singoli Stati
membri.

E’
invece tempo che la considerazione degli esseri animali si modifichi
radicalmente anche dal punto di vista giuridico così come già avvenuto sul
piano scientifico dove, superata la pregiudiziale cartesiana, è ormai pacifico
il riconoscimento negli animali di livelli differenziati di soggettività (sulla
soggettività animale cfr.
P. Cavalieri – P. Singer (a cura di), Il progetto grande scimmia.
Eguaglianza oltre i confini della specie umana
, Milano 1994). L’impegno
del giurista moderno deve quindi indirizzarsi verso l’ampliamento della
categoria dei diritti oltre la specie verificando preliminarmente se esistano
condizioni che ostino a tale espansione o se la mancata soggettività animale
sia solo frutto di un atteggiamento antropocentrico e specista degli
ordinamenti giuridici (sullo ‘specismo’ cfr. R. Ryder, The Struggle against
Speciesism
, in D. Paterson – R.
Ryder, Animal Rights. A Symposium, London-New York 1979; ID.,
Animal Revolution: Changing Attitudes Towards Speciesism, Oxford 1989).  Il
giurista ha dunque il compito di costruire un sistema in cui alla giuridicità
umana si affianchi quella animale, poiché è solo all’idea di diritto soggettivo
che si collega una reale tutela da parte dell’ordinamento e dei suoi organi.
Gli esseri animali devono dunque venire considerati quali soggetti del diritto
e accedere ad uno status giuridico. Tale
‘rivoluzione giuridica’ non comporta il godimento per gli esseri animali di
qualsiasi diritto ascritto agli esseri umani e non ‘svilisce’ i diritti umani:
solo alcuni diritti, infatti potranno essere riconducibili agli esseri animali
e cioè quelle situazioni giuridiche immediatamente collegabili con gli
interessi primari di cui anche gli animali sono portatori. Infine, i nuovi
‘diritti animali’avranno quale connotato essenziale  una sostanziale relatività in quanto,in alcuni
casi, un loro bilanciamento con alcuni interessi umani potrà comportare la loro
soggezione (sulla costituzionalizzazione della dignità animale cfr. G. Gemma,  Costituzione
e tutela degli animali
, in Quaderni costituzionali, 2004, p. 615; F.
Rescigno, I diritti degli animali. Da res a soggetti, Torino, 2005).

L’unico
sistema per uscire dall’antropocentrismo giuridico è quindi  modificare l’approccio dei sistemi giuridici
e riconoscere rango costituzionale alla dignità animale. E’ questo il percorso
più convincente per ‘elevare’ gli animali da res a soggetti contraddistinti da una propria dignità senza
compromettere la specificità dei diritti umani. In tal modo il sistema
costituzionale, da sempre antropocentrico (ed autoreferenziale), sorto per
garantire all’uomo un bagaglio di specificità intoccabili dallo stesso potere
di governo, potrà aprirsi alla specificità animale senza condurre a temute
situazioni di parità tra lo status
costituzionale umano e quello animale. La costituzionalizzazione della
soggettività animale è già stata intrapresa da  Paesi a noi culturalmente e giuridicamente più
vicini dell’India come ad esempio Svizzera e Germania.

Con
la revisione costituzionale si aprirebbe dunque una nuova fase nel rapporto
uomo-animale: passando dalle politiche di tutela e di preservazione
nell’interesse delle generazioni future, alla condivisione di un destino comune
ontologicamente e giuridicamente parlando, poichè la soggettività animale potrebbe
completare e realizzare il principio di eguaglianza da sempre arenato sulla barriera
della specie (cfr. F. Rescigno,  Nota alla Sentenza 7 luglio 2006, n. 173, del
Giudice di Pace di Rovereto dal titolo: Una nuova frontiera per i diritti
esistenziali: gli esseri animali
, in Giurisprudenza Costituzionale,
2006, p. 3181).

In conclusione, la decisione indiana di vietare qualsiasi tipo di cattività
per i delfini va certamente accolta con favore; si resta invece perplessi rispetto
alla definizione dei delfini quali ‘persone
non umane’
: si rischia infatti di rimanere nell’ambito dell’approccio
antropocentrico se si considerano meritevoli di protezione solo coloro che ci
somigliano pur non essendo propriamente umani; il passo da compiere invece è
più grande e riguarda il riconoscimento della dignità animale al di là delle
somiglianze con il genere umano. Solo in questo modo potrà realmente
realizzarsi il principio di eguaglianza anche al di là della barriera della
specie.

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