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L’impeachment di Donald Trump e i possibili riflessi sulle elezioni presidenziali del 2020

By on November 28, 2019

L’inchiesta
Donald Trump è il quarto Presidente ad essere sottoposto a procedimento di impeachment. Le decisioni assunte sin dai primi mesi di vita della sua amministrazione hanno stimolato presso la comunità accademica statunitense e l’opinione pubblica il dibattito circa la possibilità di ricorrere all’istituto dell’impeachment per la sua destituzione dalla carica presidenziale.
Diversi gruppi e singoli hanno tentato di avviare procedimenti di impeachment a carico di Donald Trump sin dal suo insediamento alla Casa Bianca. I primi passi formali per l’impeachment del Presidente sono stati avviati nel 2017 dai rappresentanti Al Green e Brad Sherman, entrambi democratici. Nel dicembre del 2017 la Camera dei rappresentanti, controllata dai repubblicani, aveva respinto con un voto di 58 favorevoli e 364 contrari la risoluzione, H.RES. 646 “Impeaching Donald John Trump, President of the United States, of high misdemeanors..”, presentata da Al Green.
In seguito alle elezioni del 6 novembre 2018 i democratici hanno ripreso il controllo della Camera dei rappresentanti e inaugurato, grazie al controllo delle commissioni, una stagione di inchieste sulle azioni e le finanze del Presidente. Nel gennaio 2019 sono emerse nuove accuse che coinvolgono Trump, sospettato di aver convinto il suo avvocato di lunga data, Michael Cohen, a mentire sotto giuramento sul coinvolgimento del Presidente con il governo russo per erigere una Torre Trump a Mosca.
Il rapporto Mueller, pubblicato il 18 aprile 2019, a conclusione delle indagini del procuratore speciale sul sospetto coinvolgimento della Russia nelle elezioni presidenziali del 2016 (il cd. Russiagate), ha di fatto scagionato il Presidente Trump, non essendo stato possibile rinvenire prove che accusassero in modo incontrovertibile il Capo dell’Esecutivo di aver ostruito la giustizia. Facendo seguito all’invito, contenuto nel rapporto, che fosse il Congresso ad intraprendere delle indagini sui comportamenti del Presidente, nel maggio 2019 la Speaker della House of Representatives, Nancy Pelosi, ha dichiarato che le continue azioni del Presidente, caratterizzantisi come tentativi di ostruzione della giustizia e rifiuto di dar seguito alle citazioni del Congresso, avrebbero avuto come conseguenza l’avvio di un’indagine congressuale per impeachment a carico di Donald Trump. Il 24 settembre sei commissioni della Camera dei Rappresentanti hanno avviato formalmente le proprie indagini sui comportamenti del Presidente. Si tratta delle commissioni:  Financial Servicesthe JudiciaryIntelligenceForeign AffairsOversight and Reform, e Ways and Means. La commissione di intelligence si concentrerà sui contenuti della denuncia degli informatori e se la denuncia potrebbe essere stata erroneamente nascosta al Congresso, mentre la commissione per gli affari esteri si concentrerà sulle interazioni che il Dipartimento di Stato potrebbe aver avuto con l’avvocato personale del Presidente, Rudolph Giuliani, mentre la Oversight and Reform Committee valuterà se i sistemi di classificazione della Casa Bianca sono stati utilizzati per occultare registrazioni di telefonate potenzialmente dannose tra il Presidente e i leader di vari paesi del mondo.
Il 31 ottobre 2019 la Camera dei Rappresentanti ha approvato con 232 voti favorevoli e 196 contrari una risoluzione che formalizza le procedure per l’inchiesta sull’impeachment contro il Presidente. L’approvazione della risoluzione si è resa necessaria per obbligare il Presidente e l’amministrazione, finora trinceratisi dietro l’executive privilege a collaborare con le commissioni di inchiesta, offrendo le testimonianze e i documenti richiesti dalla Camera. Si tratta del primo atto ufficiale in relazione al cd. Ucrainagate, lo scandalo che vede Trump accusato di aver esercitato pressioni sul Presidente ucraino Volodymyr Zelensky affinché aprisse un’inchiesta sulle attività in Ucraina del figlio del candidato democratico alle presidenziali del 2020, Joe Biden. Il Presidente è, inoltre, accusato di aver condizionato l’invio di 400 milioni di dollari di aiuti militari all’alleato europeo in cambio dell’apertura di un accertamento giudiziario sul suo avversario democratico Joe Biden e su suo figlio. Ad innescare l’avvio delle indagini sono state le rivelazioni di un funzionario dell’Intelligence statunitense, il cd. whistleblower, ritenute attendibili e immediatamente sottoposte alle commissioni congressuali competenti. Le reazioni della Casa Bianca sono state caratterizzate sin dall’inizio dell’indagine da un irriverente rigetto delle accuse attraverso il canale dei new media e dal tentativo di gettare discredito sulle talpe dalle cui dichiarazioni è partita l’inchiesta.
Le prime audizioni pubbliche dinanzi alla House Intelligence Committee, presieduta da Adam Schiff, si sono svolte il 13 novembre scorso con le testimonianze di due diplomatici di carriera, William Taylor e George Kent, e dell’ex ambasciatrice americana a Kiev Marie Yovanovitch.
Le commissioni dell’intelligence, della sorveglianza e degli affari esteri della Camera hanno ascoltato più di una dozzina di testimoni a porte chiuse da quando Nancy Pelosi, la Speaker della Camera dei rappresentanti a controllo democratico, ha aperto l’inchiesta sull’impeachment contro Trump alla fine di settembre. Mentre le audizioni proseguono, l’attenzione dei giudici si concentra su Rudolph Giuliani, l’avvocato personale di Donald Trump, figura centrale nella vicenda dell’Ucrainagate, che si trova ad essere indagato dalla giustizia federale nell’ambito di un’inchiesta su alcune sue operazioni finanziarie in Ucraina. Qualora le accuse contro Giuliani dovessero avere un seguito, questo risulterebbe avere un impatto rilevante sul corso del procedimento a carico del Presidente.

 

Impatto del procedimento di impeachment e conseguenze sulle future elezioni presidenziali
Con riferimento alla situazione politica e istituzionale attuale, Allan Lichtman, dell’American University, aveva ipotizzato nel suo ultimo libro, (A. Litchman, The Case for Impeachment, Dey Street Books, 2017), che il Presidente Trump sarebbe stato sottoposto al procedimento di impeachment prescritto dalla Costituzione per le minacce nei confronti delle istituzioni e delle tradizioni che hanno consentito agli Stati Uniti di prosperare per oltre due secoli.
L’ impeachment è considerato da Lichtman l’istituto che più di ogni altro svolge la vitale funzione di mantenere in equilibrio l’assetto istituzionale statunitense. Un rimedio pacifico e costituzionale contro la prevaricazione e la tirannia. Lo studioso americano nel suo volume ha identificato tre ordini di motivazioni che avrebbero condotto all’ impeachment di Trump: i legami finanziari della Trump Organization con gli oligarchi russi, le relazioni con la Russia di Putin e il complicato rapporto del Presidente con la verità. Lo storico americano al momento della redazione del suo fortunato volume aveva in mente il Russiagate, ma alcuni suoi contributi apparsi di recente sulla stampa americana in riferimento alle pressioni esercitate da Trump sul Presidente ucraino e all’avvio del procedimento di impeachment, confermano le sue capacità predittive sull’attualità politico-costituzionale degli Stati Uniti.
L’ impeachment è soprattutto un’arma politica ed è per questa ragione che lo stato in cui versano i partiti americani al momento riveste un ruolo fondamentale rispetto alle prospettive offerte dagli esiti del procedimento di impeachment.
A questo proposito, l’impeachment potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio per i democratici e consentire al Presidente di replicare la campagna elettorale negativa a discredito dei propri avversari, che lo ha portato alla Casa Bianca nel 2016. Il procedimento di impeachment, infatti, difficilmente si concluderà prima del novembre 2020, ed è pertanto destinato a dominare il dibattito politico dei prossimi mesi.
Tuttavia, c’è da chiedersi se qualora fosse condannato Trump possa ancora essere candidato alle presidenziali del 2020. La possibilità è remota, ma potrebbe verificarsi qualora il Senato non adotti nel frattempo provvedimenti per impedirlo. La questione richiede certamente un ulteriore esame poiché un caso simile non si è mai posto nella storia degli Stati Uniti. Nessun presidente, infatti, è mai stato condannato per un impeachable offense dal Senato. Andrew Johnson e Bill Clinton sono stati entrambi accusati dalla Camera e assolti dal Senato. Richard Nixon si è dimesso prima che la Camera potesse votare per metterlo sotto stato di accusa. Nell’impeachment dei funzionari federali, il Senato ha adottato la prassi di tenere un voto separato sulla questione della disqualification dal futuro incarico federale, dopo aver votato per la condanna. A partire dall’impeachment del giudice Robert Archbald del 1912, il Senato ha richiesto solo un voto a maggioranza semplice per la disqualification.
Se non si tiene alcun voto, anche un funzionario condannato può rientrare nel servizio federale. Un esempio ci consente di chiarire meglio questo punto. Il giudice distrettuale degli Stati Uniti Alcee L. Hastings è stato rimosso dal suo incarico nel 1989 dopo essere stato rinviato a giudizio dalla Camera, per essere stato coinvolto in un caso di corruzione, e condannato in seguito dal Senato. Ma il Senato non ha votato per la disqualification e nel 1992, Hastings partecipò e vinse le elezioni in Florida divenendo membro della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, dove siede tutt’oggi.
Pertanto, qualora Trump fosse condannato dal Senato, ma il Senato decidesse di non votare la disqualification, in teoria potrebbe legittimamente partecipare alle elezioni, vincere e tornare alla Casa Bianca. La strada per la rielezione sarebbe aperta anche qualora un voto del Senato a favore della disqualification fallisse.
Naturalmente, anche laddove il Presidente Trump fosse condannato e colpito da un voto di disqualification del Senato, questi potrebbe ugualmente candidarsi alla rielezione, sia come repubblicano o come candidato di terze parti, sebbene questa si rivelerebbe politicamente una scelta poco saggia. Al fine di verificare queste ipotesi occorrerà attendere gli esiti del procedimento.
Al termine di circa due settimane di audizioni pubbliche in cui testimoni chiave hanno reso le proprie dichiarazioni dinanzi alla Commissione Intelligence della Camera dei Rappresentanti, le prove presentate, a favore dell’incriminazione del Presidente, sono molto convincenti. Nonostante ciò, sembra di assistere alla rappresentazione di un copione già scritto. Il Congresso diviso, in cui alla Camera dei rappresentanti dominano i democratici, restituirà quasi sicuramente una decisione “divisa”. Trump sarà incriminato dal voto a maggioranza del partito democratico all’interno della Camera dei Rappresentanti, per poi essere prosciolto dal Senato, a maggioranza repubblicana. A differenza però di chi prima di lui ha affrontato il procedimento di impeachment, Trump incontrerà l’autunno prossimo una giuria forse più severa e meno prevedibile, quella dell’elettorato. In questa prospettiva, le audizioni pubbliche rappresentano un’imperdibile occasione per influenzare l’elettorato in vista dell’appuntamento alle urne del novembre 2020. Così, alle più raffinate disquisizioni sulle conseguenze costituzionali dell’applicazione dell’istituto dell’impeachment nell’attuale contesto politico statunitense, si accompagnano i calcoli degli analisti politici sulle rilevazioni degli umori dell’elettorato e sulle donazioni alle campagne elettorali, incassate dopo ogni singola audizione della Commissione Intelligence della Camera.
Le prossime settimane e i prossimi mesi saranno decisivi per le sorti di Trump e sebbene sia possibile rintracciare degli indizi importanti circa gli esiti del procedimento di impeachment che lo vede protagonista, si potranno tirare le somme di questa vicenda solo dopo le elezioni di novembre 2020. Al momento attuale, quello che emerge senza dubbio è ancora una volta l’immagine di un Paese in bilico, ostaggio di una politica sempre più polarizzata che ne esaspera e ne espone le fragilità e gli abissi, a cui l’impeachment infligge l’inevitabile ennesima ferita.

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