Affinità e divergenze tra lo sfruttamento illecito delle risorse naturali ed il crimine internazionale di saccheggio

By on September 14, 2018
PAROLE CHIAVE

Come riconosciuto dalle Nazioni Unite, lo sfruttamento di risorse naturali ad opera delle parti in conflitto ha giocato un ruolo cruciale nello scoppio e nella perpetuazione di conflitti armati in Paesi come la Repubblica Democratica del Congo o l’Angola. La prassi è ormai consolidata: i gruppi armati conquistano il controllo delle risorse naturali, le mettono in commercio, e rinvestono i proventi in armi e provviste. Intanto la popolazione civile è impiegata come manodopera schiavile per l’estrazione e la lavorazione dei minerali, e patisce estorsioni, stupri ed omicidi di massa per mano dei miliziani. Le dimensioni assunte dal fenomeno durante gli ultimi decenni hanno spinto la dottrina internazional-penalistica ad interrogarsi sulla punibilità di tali condotte. In mancanza di una fattispecie ad hoc, l’attenzione si è concentrata su quella di saccheggio, prevista dall’ Art 8 dello Statuto della Corte Penale Internazionale. In molti hanno proposto di interpretare estensivamente gli elementi di tale reato, in modo da includervi anche lo sfruttamento illecito di risorse naturali. Partendo da un’analisi storica e testuale della fattispecie e della sua applicazione giurisprudenziale, il presente contributo mira a saggiare la tenuta delle più influenti teorie dottrinali in tema. A questo fine, ne metterà in risalto tanto le potenzialità quanto i profili critici. In particolare, verranno espresse forti perplessità sulla presunta duttilità della fattispecie, e saranno evidenziati i limiti costitutivi di tale soluzione interpretativa, imposti tanto dai principi generali del diritto penale internazionale quanto dalla formulazione e dalla ratio del crimine di saccheggio. In conclusione, verranno proposte possibili soluzioni alternative, che si ritiene possano godere di un più elevato livello di efficacia.

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