In ricordo di Chawki Gaddes, costituzionalista tunisino e amico dell’Italia

All’inizio dell’estate, il 4 luglio 2025, la notizia tanto temuta è arrivata da Tunisi. Ci ha lasciato Chawki Gaddes, collega e amico, professore di diritto costituzionale alla Faculté de Sciences Juridiques, Politiques et Sociales de Tunis, Università di Carthage (FSJPST), l’edificio candido con le porte e le finestre del luminoso azzurro tunisino, che compare in tante delle foto che, negli anni, abbiamo condiviso sui social, noi componenti del DIPEC dell’Università di Siena. Chawki, alto e forte, ancora nel vigore degli anni nonostante la scelta di un pensionamento precoce dalla sua amata facoltà, della quale era protagonista fin quasi dalla fondazione, sul finire degli anni 1980. Una facoltà che è al contempo una comunità di studiosi che hanno sempre militato a sostegno dello Stato di diritto e dei diritti umani, anche durante l’epoca di Ben Ali, e che hanno messo il loro sapere al servizio della transizione costituzionale tunisina avviata nel 2011, e poi interrotta dall’avvento del regime di Kais Saied. Durante gli anni intensi e tumultuosi, pieni di speranze e di timori, successivi alla rivoluzione dei gelsomini, Chawki non si è risparmiato. Non solo come membro (e segretario generale) dell’Associazione tunisina di diritto costituzionale, che è stata uno dei laboratori, non sempre sufficientemente ascoltati, del processo che ha portato alla Costituzione democratica del 2014. Ma anche come presidente, dal 2015, di una delle autorità indipendenti che costituivano un perno di tale costituzione, l’Istanza per la protezione dei dati personali (INPDP), che sotto la sua presidenza si è elevata a un livello di professionalità in linea con gli standard internazionali più avanzati, nonostante la carenza di risorse finanziarie e umane.

La passione di Chawki per l’informatica, l’entusiasmo per le nuove tecnologie, che riusciva a sfruttare appieno, sono anche all’origine del nostro incontro, durante uno dei miei primi memorabili viaggi in Tunisia, nel pieno del processo costituente, nel maggio del 2012. Ero stata coinvolta in un’attività della cooperazione internazionale della Regione Toscana, messa in moto da un’altra persona fantastica e che mi manca molto, l’assessore regionale Massimo Toschi, a supporto dell’attività della Assemblea Nazionale Costituente, relativamente alla parte sul decentramento territoriale. L’attività, un convegno accompagnato da numerosi atelier, con la partecipazione di una pletora di organizzazioni internazionali e di esperti tunisini, oltre a membri della Costituente, si svolgeva nel municipio di Tunisi: un ampio e massiccio edificio moderno situato appena fuori dalla medina, su una collina ove edifici governativi si alternano a grandi spazi monumentali, secondo uno stile neoarabo che connota molta architettura tunisina degli anni 1980-1990, inclusi moltissimi grandi alberghi della costa.

Come sempre mi accade in questo tipo di attività internazionali, anche in quella occasione avevo cercato contatti accademici per comprendere meglio il contesto locale ed evitare di agire come una mera tecnocrate esportatrice di best practices occidentali. E quale contatto? Chiunque volesse informazioni giuridiche sul diritto tunisino, precedente e successivo alla rivoluzione, doveva rivolgersi alle pagine personali di un professore della Università di Carthage, Chawki Gaddes. Lì c’era tutto, dagli editti ottocenteschi alle leggi più recenti, compresi i riferimenti ai lavori della costituente, oltre a una grande mole di dottrina. Un mito, questo Chawki Gaddes, ma come faceva? E perché? Non c’erano sponsor, non lavorava per ONG internazionali…Un mistero. Dovevo conoscerlo! Dovevo cominciare da lì per addentrarmi nel mondo accademico tunisino, che mi era, all’epoca, completamente sconosciuto.

Ed eccolo davanti a me Chawki Gaddes, in un pomeriggio di fine maggio, in un ufficio che sembrava un salotto di casa, in una facoltà dall’aspetto di una bianca fortezza, dagli spogli corridoi, l’arredo semplice e rado. Un uomo grande, sorridente, gentile, un signore, dai modi e la parlata eleganti, la simpatia innata, l’italiano fluido. Il mio primo incontro con i costituzionalisti tunisini e, direi, con questo amato paese, non poteva essere più fortunato. Immediatamente ho compreso la ricchezza e le potenzialità di una scuola giuridica che è saputa andare oltre la matrice francese, per abbracciare una visione assai più ricca del costituzionalismo. Chawki accompagnava la conversazione con un entusiasmo sempre venato di realismo e di una punta di tristezza, che lo rendevano particolarmente caro. E, sorprendentemente, dopo una mezz’ora di piacevole colloquio, quel professore elegante, mi diceva che doveva andare via di corsa, per prendere i figli all’uscita della scuola, perché sua moglie era molto più impegnata e svolgeva un lavoro molto più importante, per cui quella incombenza familiare, come molte altre, mi parve di capire, spettava a lui. Ed ecco che così, in un modo un po’ misterioso che stuzzicava la mia curiosità, del tutto in controtendenza rispetto a qualsiasi stereotipo sul mondo arabo-musulmano, nella mia vita entrava anche Salwa Hamrouni, la moglie di Chawki, una costituzionalista brillante, come avrei scoperto più tardi, una donna bella ed energica, instancabile militante dei diritti umani, che oltre a ricoprire rilevanti posizioni accademiche, ha anche svolto incarichi istituzionali di primo piano nella Tunisia democratica. Chawki e Salwa, una coppia affiatata e appassionata, con la quale ho condiviso innumerevoli cene ricche di informazioni e di scambi, in cui si è consolidata un’amicizia. Chawki e Salwa sono stati entrambi a Siena, ospiti del DIPEC, separatamente, durante gli anni. Da quanto tempo progettavamo una loro visita insieme! Purtroppo non ce ne è stato il tempo.

Chawki ha partecipato al libro, che ho curato con Irene Spigno ed è stato pubblicato nel 2015 da Carocci, dal titolo “Tunisia. La primavera della costituzione”, con un capitolo su “Il processo costituente (2011-14): fasi e protagonisti”. Lo abbiamo presentato a Siena e a Tunisi. Quel libro, e il capitolo di Chawki, restano e resteranno per sempre a testimonianza di una vicinanza che ha unito e unisce studiosi italiani e tunisini, e di una speranza nel costituzionalismo che continua ad accomunarci.

Dopo il viaggio a Siena e la fine del processo costituente, Chawki si è dedicato completamente alla Istanza per la protezione dei dati personali, pur continuando a partecipare alle attività accademiche della Facoltà, come le “Journées Abdelfatah Amor De Droit Constitutionnel” (in ricordo del mai dimenticato maestro della scuola di costituzionalisti tunisini della FSJPST) e, finché è esistita, alla Académie Internationale de Droit Constitutionnel, una iniziativa che a lungo ha attirato a Tunisi decine di costituzionalisti da tutto il mondo. Nello scorrere degli anni, nel venir meno di molte delle prospettive della fase costituente, la dedizione e la costanza di Chawki, il suo impegno su di un tema concreto come quello della protezione dei dati personali, sono rimaste per me un punto di riferimento, un esempio del fatto che, in qualsiasi contesto si può trovare, come giuristi, un percorso per dare un contributo. In ogni viaggio a Tunisi l’incontro con Chawki e Salwa è stato un momento atteso, per fare il punto della situazione e ricevere, allo stesso tempo, una dose di realismo e di speranza, una luce in un mondo che si è andato complicando, e non solo in Tunisia.

Molti colleghi e amici della Facoltà (tra cui Yadh Ben Achour, Slim Laghmani, Neila Chaabane, Salsabil Klibi, Hana Ben Abda) hanno ricordato Chawki in un numero speciale della rivista mensile Leaders, con parole che descrivono una persona generosa e positiva, un umanista aperto al mondo e alla vita. Parole che condivido totalmente. Per noi, a Siena, e mi sento di dire per noi, nell’accademia italiana, è stato un onore poter fare questo pezzo di cammino insieme.