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La Corte Suprema al cospetto della libertà religiosa

By on Aprile 21, 2020

La libertà religiosa è una dei protagonisti ricorrenti di alcuni casi già discussi o in discussione dalla Corte Suprema statunitense in questi mesi: su questo tema ben sette hanno già ottenuto il certiorari e almeno altri tre sono ancora al vaglio preliminare della Corte.
Il rapporto tra tutela dell’orientamento sessuale e rispetto della libertà religiosa è al centro di sempre più numerose controversie a seguito della sentenza Obergefell che nel 2015 ha stabilito che vietare di sposare una persona dello stesso sesso viola il XIV emendamento (sul tema, J. CORVINO – R.T. ANDERSON – S. GIRGIS, Debating Religious Liberty and Discrimination, Oxford 2017 ma anche G. ROMEO, Esercizi di common law constitutional interpretation: Obergefell v. Hodges e il diritto fondamentale al matrimonio tra persone dello stesso sesso, in questo blog, 1 agosto 2015).
Bostock v. Clayton County, Altitude Express v. Zarda, R.G. & G.R. Harris Funeral Homes v. EEOC, tre casi discussi insieme lo scorso 8 ottobre, riguardano la discriminazione nei rapporti di lavoro. Nei primi due, due dipendenti impugnano il loro licenziamento motivato dal loro orientamento sessuale. Nel terzo, un funeral director viene licenziato per presunte motivazioni religiose dopo aver dichiarato al suo datore di lavoro l’intenzione di cambiare sesso. Le corti di appello di ciascun caso avevano sempre ritenuto discriminatorio il comportamento dei datori di lavoro e pertanto avevano condannato le società a risarcire il danno.
In Fulton v. City of Philadelphia la controversia ha origine dalla decisione di un’agenzia cattolica – la Catholic Social Services (CSS), che si occupa di accogliere bambini orfani e selezionare per loro famiglie adottive – di non riconoscere le coppie omosessuali così come le coppie eterosessuali non sposate come famiglie. Per tale motivo essere erano svantaggiate nel procedimento di adozione e per questo nessuno in queste situazioni si rivolgeva alla CSS preferendo una delle altre 30 agenzie che svolgono la stessa attività. Tale scelta è motivata dalla volontà di un ente direttamente dipendente dall’Arcidiocesi cattolica di rispettare la propria morale religiosa. Informate dall’inchiesta di un quotidiano locale, le autorità di Filadelfia per questo motivo si sono rifiutate di rinnovare la convenzione annuale con l’ente cattolico. Tale convenzione prevedeva un contributo pubblico a parziale copertura delle spese del CSS per i servizi offerti alla comunità e che impegnava la stessa agenzia a non avere un comportamento discriminatorio neanche sulla base dell’orientamento sessuale. La CSS contesta il mancato rinnovo della convenzione lamentando la violazione della libertà religiosa dell’istituzione. La corte di distretto e la corte di Appello non hanno accolto la sua domanda. Lo scorso 24 febbraio la Corte Suprema ha deciso di esaminare il caso.
Arlene’s Flowers Inc. v. Washington, anch’esso in tema discriminazione dell’orientamento sessuale e libertà religiosa, ancora attende il certiorari. Questa è la versione “floreale” di Masterpiece Cakeshop v. Colorado Civil Rights Commission, caso deciso dalla Corte Suprema nel 2018 (un nostro commento qui e quello di C. DE SANTIS, “La mia religione non me lo permette”: la Corte Suprema USA fonda il diritto all’obiezione di coscienza nei confronti del matrimonio same-sex?, in questo blog, 25 giugno 2018). All’epoca era un pasticciere che si rifiutava di vendere torte personalizzate per matrimoni tra persone dello stesso sesso. Questa volta, invece, è una fiorista dello stato di Washington a non voler prestare la sua creatività ai nubendi omosessuali adducendo motivazioni religiose. La decisione della Corte Suprema nel 2018, pur favorevole al pasticciere, aveva lasciato aperta la questione centrale: può essere oggetto di obiezione di coscienza la vendita di un determinato prodotto o la prestazione di un determinato servizio a cui si è obbligati per una legge statale pur all’interno di un libero mercato? Se la Corte accetterà di esaminare il caso questo dubbio potrà essere risolto.
Tornerà dinanzi ai supremi giudici anche il contraceptive mandate, cioè l’obbligo per i datori di lavoro di finanziare anche la copertura assicurativa di contraccettivi femminili introdotto con la riforma sanitaria del 2010, l’Affordable Care Act. Nel 2014, in Burwell v. Hobby Lobby, la Corte Suprema aveva accolto le domande di due società commerciali a forte ispirazione religiosa ritenendo il contraceptive mandate contrario ad alcune norme federali. Nel 2016, in Little Sisters of the Poor Home for the Aged v. Burwell la Corte all’unanimità aveva deciso che il governo avrebbe dovuto garantire una piena copertura assicurativa alle donne dipendenti di enti no-profit di ispirazione religiosa senza chiedere alcuna cooperazione ai loro datori di lavoro. Nel 2017 il Dipartimento del Tesoro e quello della Salute hanno stabilito nuove regole estendendo la portata dell’obiezione di coscienza, garantendola su base volontaria e per motivi sia religiosi che filosofico-morali, fornendo comunque alle donne quelle prestazioni oggetto di obiezione. Questi ultimi provvedimenti venivano impugnati dalle autorità della Pennsylvania lamentando la violazione di alcune leggi federali, tra cui l’Affordable Care Act. La domanda veniva accolta dalla corte di distretto e dalla corte di appello. Little Sisters of the Poor Saints Peter and Paul Home v. Pennsylvania sarà discussa il 6 maggio in teleconferenza a causa dell’attuale emergenza sanitaria, l’audio verrà trasmesso in diretta streaming sul sito della Corte stessa. È la prima volta nella storia.
Espinoza v. Montana Department of Revenue riguarda un programma di aiuto finanziario dello stato del Montana che prevedeva un “bonus” da spendere per pagare le rette di scuole private a favore di famiglie con reddito basso. Il Dipartimento delle Entrate, tuttavia, dopo pochi anni anni chiedeva che fosse applicato il Blaine Amendment, emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti proposto alla fine del XIX secolo, approvato in soli 30 stati e mai entrato in vigore a livello federale. Tale disposizione nasceva in un contesto in cui i cattolici venivano accusati di essere più fedeli al Papa che al Presidente in quanto frequentavano le scuole parrocchiali e non quelle pubbliche, per questo motivo l’emendamento vieta il finanziamento di scuole private di ispirazione religiosa. Alcuni di questi istituti impugnavano il provvedimento del Dipartimento delle Entrate che escludeva dal programma di sostegno le famiglie che iscrivevano i loro figli alle loro scuole. La corte suprema del Montana decideva di fermare totalmente l’iniziativa vista la discriminazione tra le scuole private a ispirazione religiosa e le altre. L’udienza della Corte Suprema si è svolta il 22 gennaio scorso; la stessa corte in un caso molto simile del 2017, Trinity Lutheran Church of Columbia, Inc. v. Comer, aveva ritenuto il Blaine Amendment contrario al Primo Emendamento.
Rimanendo nell’ambito scolastico, Our Lady of Guadalupe School v. Morrissey-Berru, riguarda la libertà delle scuole di ispirazione religiosa di scegliere gli insegnanti di religione. La signora Morrissey-Berru ha impugnato il suo licenziamento asserendo di essere stata discriminata per la sua età. Il giudice di distretto, accogliendo l’opinione della convenuta, una scuola cattolica, riconosceva nel caso di specie la ministry exemption, cioè la possibilità per le organizzazioni religiose di non applicare la norma antidiscriminazione nella scelta dei propri “ministri”. A conclusione contraria giungeva la corte di appello, secondo cui le mansioni affidate alla signora Morrissey-Berry – l’insegnamento di storia della Chiesa e di religione cattolica – non la qualificano come “ministro” e quindi gode delle tutele antidiscriminazione. Il caso sarà discusso nell’udienza in videoconferenza dell’11 maggio, l’audio sarà trasmesso in diretta streaming.
Rimangono in attesa di certiorari altri due casi riguardanti la libertà religiosa: Murphy v. Collier e Ricks v. Idaho Contractors Board. Patrick Henry Murphy è detenuto in Texas in attesa della sua esecuzione. Buddista, ha chiesto che un proprio ministro di culto fosse presente nel momento in cui sarà giustiziato, tuttavia le norme texane prevedevano tale possibilità solo per cristiani e musulmani. Dopo un primo ricorso, la Corte Suprema nel marzo 2019 aveva sospeso l’esecuzione affinchè fosse garantita la presenza di un ministro buddista. Il Texas, tuttavia, decideva di proibire la presenza di ogni ministro di qualsiasi religione alle esecuzioni capitali. Per questo il ricorrente si è rivolto nuovamente alla Corte Suprema lamentando ancora una volta la violazione della propria libertà religiosa.
In ultimo, Ricks v. Idaho Contractors Board, nasce da un particolare contesto fattuale: il ricorrente è un aspirante imprenditore a cui è negato registrare la sua società perché le sue convinzioni religiose gli impediscono di usare il Social Security Number e l’Idaho Contractors Board gli nega la possibilità di usare invece il certificato di nascita, come è permesso fare a chi non è cittadino statunitense. La corte di appello statale, così come i giudici di primo grado, ha respinto la domanda di Rick. La Corte Suprema non si è ancora espressa circa il suo certiorari.
L’alto numero di casi riguardanti la libertà religiosa dimostra come esso non sia un diritto obsoleto ma uno “tradizionale” da contemperare con “i nuovi diritti”. Esso sarà quindi un banco di prova per i giudici supremi.

1 Comment
  1. Rispondi

    Pietro

    Aprile 23, 2020

    Ottimo articolo

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