Una Zeitenwende anche per l’esercito: la Germania riforma la Bundeswehr

La Repubblica federale di Germania compie un altro passo versa quella svolta epocale (Zeitenwende) annunciata dall’ex cancelliere Olaf Scholz all’indomani dell’attacco russo all’Ucraina e ribadita da Friedrich Merz in questi mesi con la formula: “la Bundeswehr diventerà l’esercito convenzionale più potente d’Europa”. La Legge per la modernizzazione del servizio militare (WDModG) voluta dal governo tedesco è stata approvata dal Bundestag il 5 e dal Bundesrat il 19 dicembre. Lo ha ricordato proprio Merz nel tradizionale discorso di fine anno: “con il servizio militare volontario dimostriamo come Paese: siamo pronti a difenderci, perché la nostra libertà e il nostro stile di vita meritano di essere difesi”. Se la scelta di sottolineare l’aggettivo “convenzionale” è un modo per ribadire l’intenzione di restare sotto l’ombrello atomico statunitense o, magari, spingere per una europeizzazione della Force de Frappe francese, il riferimento alla “volontarietà” costituisce l’accordo nella maggioranza tedesca per raggiungere quella mobilitazione di un numero sufficiente di effettivi, tale da esercitare una deterrenza nei confronti di potenziali nemici, ai quali viene lanciato un segnale chiaro, vale a dire la capacità di resistere a possibili attacchi che dovrebbero essere così scoraggiati. Per ora si discute se questa scelta sia effettivamente “europeista”, presuppone cioè un ruolo di guida della Germania in un contesto nel quale gli altri Stati, o parte di essi, decidono di buon grado di seguirla, come ritiene chi scrive, o se “non vi è alcuna seria indicazione che il governo tedesco stia adottando misure significative per creare un’Unione europea in grado di agire sulla scena globale”, come ha sostenuto Jürgen Habermas.
Tornando alla deterrenza, il ministro della Difesa Boris Pistorius punta a 260.000 effettivi e ad una riserva di 200.000 unità, come specifica la stessa legge all’articolo 3, comma 19. Il nemico è stato apertamente citato nella discussione parlamentare ed è, ovviamente, la Russia di Putin, la cui minaccia ha “drasticamente peggiorato la sicurezza in Europa”.
Ecco perché la legge approvata va considerata come parte di un processo ancora aperto: per ora si è imposto Pistorius, che intende puntare sulla “volontarietà”, ma non è detto che, se le condizioni dovessero richiederlo, non si pensi a riattivare il servizio militare obbligatorio, semplicemente “sospeso” nel 2011. Proprio su questo punto ci sono state aspre discussioni nella maggioranza di governo, con la Cdu e la Csu che volevano un impegno maggiore, arrivando ad ipotizzare una sorta di sorteggio qualora la volontarietà non avesse assicurato i numeri richiesti, sul quale ci sono stati diversi rilievi di costituzionalità, tanto a favore che contro. La questione, almeno per ora, non si pone perché in sede di lavori parlamentari l’ipotesi è stata scartata.
Il problema non è di poco conto: dal 2011, quando il servizio militare obbligatorio fu sospeso, le dimensioni della Bundeswehr sono andate assottigliandosi, l’obiettivo dichiarato di allora era un esercito di 170.000 effettivi; dunque, oggi serve ripensare completamente il sistema.
Per raggiungere i numeri desiderati, l’esercito deve riuscire a reclutare oltre 20.000 persone l’anno, anche per compensare quelli che lasciano per l’età. Pistorius è convinto di raggiungere questo obiettivo con la volontarietà, puntando a rendere il servizio militare una scelta professionale vantaggiosa e “attraente”. A partire dal salario (si comincia con un lordo di 2700 euro mensili) e con ulteriori incentivi, permettendo agli arruolati, ad esempio, di accedere a corsi di lingua e a quelli per ottenere le patenti speciali. E, nel caso della riserva, garantirne un riconoscimento per chi continua a svolgere comunque un altro lavoro.
Il ministro della Difesa, poi, “riferisce semestralmente al Bundestag tedesco, a partire dal 1° gennaio 2027, in merito all’andamento dell’aumento e al conseguente sviluppo della riserva. La relazione sul personale militare deve essere suddivisa per gruppi di status e periodi di servizio”. È questo l’accordo raggiunto nella coalizione: con la relazione semestrale sarà sempre possibile avere un quadro chiaro della situazione e, nel caso, intervenire con nuovi provvedimenti, che per la Cdu e la Csu corrispondono innanzitutto alla riattivazione del servizio militare obbligatorio. Del resto, il Grundgesetz all’art. 12a I prevede appunto il generico “gli uomini possono essere arruolati nelle forze armate (…) a partire dal compimento del diciottesimo anno di età”. Dunque, una riattivazione del servizio obbligatorio per gli uomini passa da una legge ordinaria, un eventuale obbligo per le donne presuppone una riforma costituzionale.
Nella scelta del ministro Pistorius ci sono, però, anche una serie di problemi da tener presente: dal 2011 ad oggi molte strutture sono state dismesse, la Bundeswehr in questo momento non è neanche in grado di ripristinare la visita di leva, perché mancano centri e il personale medico, caserme per i nuovi effettivi come pure gli istruttori. Ricostruire l’esercito su presupposti completamente nuovi, vale a dire non più compiti di “polizia mondiale” e interventi prevalentemente all’estero ma come forza di “deterrenza”, è qualcosa che richiede una profonda riforma delle sue strutture. Se il piano economico, come detto, è stato sbloccato, adesso occorre materialmente riuscire a spendere le risorse mobilitate, possibilmente in modo efficace e veloce.
Ecco perché alla fine il ministro è riuscito a imporsi nella maggioranza: la sua non è una pregiudiziale contro l’obbligatorietà del servizio di leva, che in molti considerano comunque necessaria, quanto piuttosto la consapevolezza di aver bisogno di tempo per avviare la riforma. Il nuovo sistema prevede da gennaio solo un obbligo per i giovani uomini: dovranno rispondere a un semplice questionario, indicando una serie di dati e se sono interessati alla carriera militare. Un rifiuto di rispondere al questionario o l’indicazione di dati falsi potrebbe comportare una sanzione amministrativa. Per le donne, il questionario sarà facoltativo. L’obiettivo è scrivere a 54.000 giovani al mese. Oltre a domande sulla condizione fisica e sul proprio percorso di studi, su una scala da 0 a 10, i giovani devono quindi indicare il loro grado di interesse per il servizio militare nella Bundeswehr, per quanto tempo sarebbero disposti a prestare servizio, quando potrebbero iniziare e in quale settore operativo preferirebbero prestare servizio. Chi è in possesso di doppia cittadinanza dovrà indicare se ha l’obbligo di prestare servizio in un altro paese. Ma è solo il primo passo: dal 2027 riprenderà a pieno regime la visita di leva obbligatoria (per gli uomini). la Bundeswehr dispone al momento di otto centri e intende realizzarne altri 24 per averne complessivamente trentadue.
È probabile che già alla fine del prossimo anno i vertici dell’esercito tedesco saranno in grado di capire se con un sistema “volontario” possono essere raggiunti gli obiettivi fissati o se, al contrario, sarà indispensabile puntare ad un ritorno dell’obbligo e, in questo caso, si renderà necessario un nuovo passaggio parlamentare, con inevitabili discussioni all’interno della maggioranza e, in particolare, della Socialdemocrazia, il partito dal quale proviene Pistorius. Lo schieramento progressista tedesco si troverà stretto tra il pacifismo che ne ha contraddistinto l’azione negli ultimi decenni e la necessità di fare i conti con una trasformazione reale dell’ordine mondiale, indipendentemente dal voler considerare o meno quella russa come una minaccia concreta. Cdu e Csu appaiono invece più compatte nel sostenere la svolta mentre resta da capire cosa farà Alternative für Deutschland (Afd): nei primi anni, il partito era a favore di un ripristino del servizio militare obbligatorio, dopo la guerra russa in Ucraina ha assunto invece posizioni più “pacifiste”, privilegiando la strada del dialogo con Mosca, fatto che ha portato alcuni a considerarlo una vera e propria quinta colonna del governo russo in Germania. Oggi il tema del ripristino del servizio militare obbligatorio divide il partito, che non ha una posizione univoca.

Il processo di trasformazione della Germania non si conclude qui ed impatta anche su delicati equilibri istituzionali. La Germania deve passare, infatti, dal paradigma di “potenza civile” a quello della deterrenza: l’idea che la forza economica sia sufficiente, di per sé, a costituire una leadership quantomeno nel continente è andata ormai in frantumi. Come pure la stessa politica nei confronti della Russia, il tentativo cioè di rendere economicamente inutile la guerra tramite profonde e costanti relazioni economiche, il cui architetto è stato l’ex ministro degli Esteri e oggi Presidente federale Frank-Walter Steinmeier e il cui precipitato concreto è stato per molti anni rappresentato dai condotti Nord Stream 1 e 2. Da qui, un cambio di prospettiva radicale: la promessa di un esercito forte – concretizzata da Scholz con un fondo straordinario di cento miliardi di euro e confermata da Merz con una modifica costituzionale che sospende il freno al debito per le spese militari, approvata lo scorso marzo dal Bundestag uscente – imporrà inevitabilmente anche agli altri partner europei di mettersi al passo.
Ma c’è un aspetto di cui si discute spesso poco: se e come cambierà la democrazia del Cancelliere, il modello federale e parlamentare venuto fuori dalla “vecchia” Repubblica di Bonn. Un cambiamento plasticamente delineato dai nuovi edifici della cancelleria federale, attualmente in costruzione in Berlino: una estensione non solo architettonica ma anche nel delicato equilibrio istituzionale della Repubblica federale. Sottolineo in questa sede tre problemi. Il primo è il Consiglio di Sicurezza nazionale, che finalmente il governo ha insediato, dopo il fallimento della coalizione “semaforo”. Allora i problemi erano nati da una concorrenza tra la Cancelleria e il ministero degli Esteri, con quest’ultimo geloso delle proprie competenze e preoccupato per un potenziale competitor. Annalena Baerbock si era fatta portavoce di questi interessi. Merz ha invece stabilito che dopo oltre sessant’anni la Cdu sarebbe tornata ad occupare la casella degli Esteri ma, soprattutto, che quest’ultima non sarebbe andata ad uno dei partner della coalizione, come era avvenuto con Brandt, Schmidt, Kohl, Schröder e Merkel. La scelta ha avuto un suo senso e, infatti, il Consiglio è stato, finalmente, insediato, all’interno della Cancelleria federale. Protagonista di questa creazione è stato il coordinatore dell’ufficio di Merz, Jacob Schrot, recentemente sostituito perché apparentemente il cancelliere vuole disporre di maggiori competenze sulle questioni economiche. Non sarà una questione semplice capire che tipo di dinamica si andrà creando tra la Cancelleria, il Consiglio di sicurezza nazionale e il ministero degli Esteri, quando quest’ultimo tornerà ad essere affidato ai partner del Cancelliere nella coalizione di governo.
Si apre ora un’altra difficile opera di riattribuzioni, vale a dire la riforma dei servizi segreti. Il Bundesnachrichtendienst (BND) fa capo al ministero degli Interni, mentre le forze armate al ministro della Difesa, che nell’ordinamento tedesco è titolare del potere di comando (art 65a del GG). La riforma dei servizi passa anche dalla necessità di definire quali competenze, all’estero e contro le minacce ibride, restano al ministero degli Interni e quali invece faranno capo a quello della Difesa. Anche in questo caso, la vicenda è tutt’altro che risolta. E, rispetto alla prassi consolidata nella vecchia Repubblica di Bonn, questa volta il ministero della Difesa non è andato al partito che esprime anche il cancelliere. Il rischio di una competizione tra Cancelleria e ministero della Difesa è tutt’altro che da escludere, tenendo presente anche quanto la nuova Bundeswehr diventerà centrale negli equilibri politici e istituzionali tedeschi.
Infine, il problema del federalismo: già nella creazione del nuovo centro antidroni, sono venuti alla luce i problemi di una rigida divisione delle forze di sicurezza tra i vari Bundesländer e il Bund. La redistribuzione delle competenze in senso verticale potrebbe essere dirimente nei prossimi anni per reagire in modo rapido ed efficace alle nuove sfide poste dalla situazione internazionale.