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Book Review: Giorgio Pino, Teoria analitica del diritto I – La norma giuridica (ETS, 2016)

By on March 27, 2017

“Dall’ordinamento al ragionamento”: la via per dirsi ancora normativisti nel diritto contemporaneo. Potrebbe riassumersi così il senso profondo di “Teoria analitica del diritto I – La norma giuridica”, libro snello, ma ambizioso, del prof. Giorgio Pino.
Il testo tocca molti dei temi centrali della teoria del diritto contemporanea: dalla distinzione regole/principi alle gerarchie normative, dal dibattito sulla regola di riconoscimento alla tassonomia delle norme.
Il trait d’union nella relativa eterogeneità dei temi affrontati, e ciò che conferisce sistematicità al lavoro, è proprio questo: il concetto di norma giuridica come “unità fondamentale” su cui costruire gran parte della comprensione (e autocomprensione) dell’attività dei giuristi. Ma come restituire un ruolo veramente esplicativo ad una nozione più volte sottoposta ad attacchi assai pesanti, dalle “demistificazioni” della famiglia dei realismi giuridici, alle rivendicazioni di superiorità per il concetto di “istituzione”, tipica delle correnti (neo)istituzionaliste?

La forza del libro sta in questo, nell’aver risposto al quesito spostando l’attenzione “dall’ordinamento al ragionamento”: si può ancora trovare un ruolo centrale per il concetto di “norma” inquadrandola come tassello di base delle complesse pratiche di “dare e avere” ragioni tipiche delle attività dei giuristi. In tal modo, il lavoro si pone all’interno di una linea di ricerca pienamente analitica, vista l’enfasi sul carattere principalmente linguistico, anche se non esclusivamente tale, del diritto, e pienamente positivista, se è vero che alcuni dei più noti esponenti di questa linea sono certamente tali (si pensi a Frederick Schauer e Joseph Raz, ad esempio).
Sempre in quest’ottica si comprende la centralità che nell’architettura del libro assume la nozione, già in passato accortamente indagata dall’autore, di applicabilità delle norme, distinta dalla più tradizionale nozione di validità. Anche in questo caso, si tratta di una nozione teorica costruita per rendere più chiare e comprensibili le operazioni concretamente effettuate dai giuristi nella pratica del diritto, ossia nei complessi (e più o meno solidi) ragionamenti di giudici, avvocati, funzionari, e via dicendo.
Per molti versi questo è il maggior pregio del libro: tentare di riformulare molti dei concetti teorici elaborati in un dibattito ormai decennale alla luce della funzione che essi assumono nel ragionamento giuridico. Si pensi, ad esempio, alla posizione che l’autore assume in merito alla distinzione regole/principi: la differenza meramente quantitativa, e non qualitativa, è sposata alla luce degli usi che queste categorie hanno in ciò che i giuristi fanno con le une e con gli altri (bilanciare, specificare, giustificare, rendere defettibili altre prescrizioni…).
In ragione di questo approccio il testo fornisce un armamentario concettuale assai chiaro anche a chi il diritto concretamente lo pratica, e talvolta certe operazioni le compie (anche se magari senza una piena consapevolezza) o magari le vorrebbe compiere (ad esempio, si pensi alla ricognizione dei metodi per “scavalcare” una norma superiore contenuta nel capitolo VII). Proprio in questo senso il libro può diventare qualcosa di più e di diverso rispetto a un semplice libro per specialisti di jurisprudence.
A voler insistere sull’attenzione per le operazioni argomentative dei giuristi, si potrebbe trovare anche il pelo nell’uovo, anzi se ne troverebbero due. Dal punto di vista teorico, infatti, il libro colloca la nozione di norma all’interno del ragionamento, ma non esplicita in modo ampio le relazioni tra la nozione di norma e quella di “ragione”, tema che forse avrebbe meritato uno spazio a sé. Dal punto di vista pratico, sebbene il libro abbondi di esempi tratti dalla pratica giuridica, forse alcuni concetti sarebbero potuti emergere con maggior forza dedicando più spazio all’analisi dettagliata di casi concreti, seguendo un modello di analisi teorica che ha fatto scuola tra i giuristi (un titolo per tutti, Legal Reasoning and Legal Theory di Neil MacCormick). Queste sono, ad ogni modo, più possibili direttive per un ulteriore approfondimento che vere e proprie critiche.
In definitiva, il lavoro merita un’attenzione particolare ed un plauso per la chiarezza e l’equilibrio con cui temi assai complessi e spinosi sono trattati con rigore, ma anche resi accessibili ai non specialisti.

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