L’House of Lords (Hereditary Peers) Act 2026 e la nuova “vita” della Camera alta inglese

1. La recente approvazione dell’House of Lords (Hereditary Peers) Act 2026, entrato formalmente in vigore lo scorso 29 aprile, ha determinato, com’è noto, un significativo mutamento della “fisionomia” della Camera alta inglese. Con simile riforma, infatti, è stata definitivamente eliminata dall’«organigramma» di tale Assemblea la componente ereditaria che già, era stata fortemente ridotta in seguito all’adozione dell’House of Lords Act del 1999.
Sin da questi primissimi dati appare da subito evidente, dunque, come la riforma del 2026 non sia affatto stata un fulmine a ciel sereno sopra la testa dei Lords inglesi ma, al contrario, il frutto di un progressivo percorso di riforma della Camera alta volto a “democratizzare” sempre più questo ramo del Parlamento.
Proprio per tali ragioni si ritiene che, per analizzare compiutamente quanto recentemente introdotto, non si possa prescindere da una preliminare ricostruzione delle diverse fasi che nel corso degli anni hanno accompagnato questo processo evolutivo.

2. In effetti, la storia costituzionale inglese sembra dimostrarci come la posizione assunta dall’House of Lords all’interno dell’ordinamento d’oltremanica non sia stata spesso unanimemente condivisa ma, al contrario, abbia dato vita a intensi dibattiti che nel tempo hanno portato alla presentazione di numerose proposte di riforma della Camera in questione.
D’altronde, sin dalla guerra civile che ha “consumato” più di un lustro del XVII secolo, uno dei primi provvedimenti assunti da Oliver Cromwell fu proprio quello di abolire, il 19 marzo 1649, la House of Lords. Tuttavia, simile riforma ebbe vita breve dal momento che, appena undici anni dopo, alla restaurazione della monarchia seguì la reintroduzione della Camera alta all’interno del sistema parlamentare inglese. Una scelta, questa, che pare mostrarci in modo evidente il filo rosso che ha storicamente legato la House of Lords alla Corona.
Ad ogni modo, un significativo (e mai interrotto, invero) processo di revisione della Camera alta trova uno dei momenti più significativi con l’approvazione del Parliament Act 1911. Tale atto fu adottato in seguito a un intenso (e decisivo, in effetti) scontro che si consumò, a partire dal 30 novembre 1909, fra la Camera dei Comuni e quella dei Lords in occasione della reiezione da parte di quest’ultima del progetto di bilancio. Un contrasto, questo, che – com’è stato osservato – «investì varie componenti della forma di governo e finanche della forma di Stato del Regno Unito» (Delledonne, 2025).
È evidente, infatti, che la mancata approvazione dell’atto parlamentare per eccellenza (i.e., la legge di bilancio) da parte della Camera alta diede modo di riflettere sul ruolo che questa avrebbe dovuto assumere (rectius, continuare ad assumere) all’interno dell’ordinamento inglese. Ci si chiese, insomma, se fosse ancora ammissibile che un’Assemblea, la cui composizione era prevalentementereditaria, esercitasse un potere di veto sull’approvazione del bilancio (e, di conseguenza, sulla concreta attuazione dell’indirizzo politico finanziario del governo).
Ebbene, la risposta a simili interrogativi portò a un significativo (e da lì in poi, progressivo) ridimensionamento del ruolo assunto dalla House of Lords nella “trama” del bicameralismo d’oltremanica. Con l’approvazione del Parliament Act 1911, infatti, la Camera alta vide trasformare l’iniziale potere di veto assoluto di cui questa era titolare nella facoltà di opporne uno sospensivo per un periodo non superiore a due anni e, a distanza di alcuni decenni, con l’adozione del Parliament Act 1949, simile facoltà venne ulteriormente ridotta potendo essere esercitata per un massimo di un anno.
In seguito a tali due riforme, pertanto, é cominciato a mutare significativamente il ruolo svolto dalla House of Lords nel bicameralismo inglese, atteso che simile organo non è stato più in grado di incidere sulla concreta attuazione dell’indirizzo politico del Governo (non potendo piú impedire, in alcun modo, l’approvazione della legge di bilancio).
Peraltro, parallelamente al ridimensionamento delle funzioni della Camera alta, quest’ultima ha visto progressivamente mutare anche la propria composizione. In forza del Life Peerages Act 1958, infatti, sono stati introdotti per la prima volta all’interno dell’Assemblea, accanto agli hereditary peers, i life peers, ovvero dei componenti nominati dalla Corona, su suggerimento del Primo Ministro, titolari di un mandato a vita anziché ereditario.
Si è iniziato, cosí, a rendere questo ramo del Parlamento sempre più specializzato perché formato da persone altamente competenti (ad esempio, ex magistrati, funzionari pubblici, docenti universitari) capaci di aumentare la qualità del dibattito assembleare e della produzione legislativa. A partire dal 1958, dunque, la House of Lords ha assunto sempre più la funzione di «revising Chamber», ovvero di una Camera di revisione dell’attività svolta dalla House of Commons in grado di richiamare l’attenzione, ad esempio, su profili di costituzionalità o di opportunità politica relativi all’approvazione di determinati atti legislativi, correggendo gli eventuali errori tecnici dei disegni di legge esaminati o proponendo emendamenti.
Peraltro, la fisionomia “tecnica” di quest’Assemblea si è sempre più accentuata in seguito, soprattutto, all’approvazione dell’House of Lords Act 1999. Quest’ultimo, infatti, è stato in grado di incidere fortemente sulla componente ereditaria della Camera alta riuscendo a mantenere al suo interno soltanto 92 membri aventi questa provenienza. In realtà, com’è noto, l’intento della riforma era quello di eliminare del tutto siffatta compagine della House of Lords ma, in fase di dibattito parlamentare, l’allora Primo Ministro Tony Blair fu costretto ad accettare un simile compromesso poiché, in caso contrario, la revisione costituzionale non sarebbe stata approvata.
D’altra parte, proprio in virtù della natura sempre più tecnica della Camera alta, con l’approvazione del Human Rights Act del 1998, si è dato alla stessa il compito di verificare la compatibilità delle leggi approvate dalla House of Commons con il rispetto dei diritti fondamentali. Una competenza, questa, indubbiamente rilevante e in grado, se pur indirettamente, di incidere sull’attivitá di produzione legislativa e sulla qualità della stessa.
Di contro, però, quello che l’Human Rights Act dava il Constitutional Reform Act toglieva. Nel 2005, infatti, l’approvazione di tale riforma ha privato la House of Lords della funzione di giudice di ultima istanza (che fino ad allora questa aveva esercitato per il tramite dell’Appellate Commitee) per assegnare simile compito alla neonata Supreme Court inglese (fino ad allora sconosciuta all’ordinamento d’oltremanica). Siffatta revisione costituzionale portó, dunque, a un significativo mutamento delle attribuzioni della House of Lords atteso che, dal 2005 in avanti, questa ha svolto – e continua tuttora a svolgere – “unicamente” funzioni parlamentari.

3. Sulla base della breve ricostruzione storica appena compiuta, dovrebbe adesso apparire più chiara l’importanza che assume oggi l’House of Lords (Hereditary Peers) Act 2026. Essere giunti, infatti, alla totale eliminazione della componente ereditaria all’interno di questa Assemblea appare essere il punto di arrivo (o di ripartenza?) del percorso riformatore avviatosi già nel 1911 con il Parliament Act e conclusosi, per certi aspetti, il 29 aprile scorso. La riforma in questione, infatti, facendo venir meno gli hereditary peers ha profondamente mutato l’identità della Camera alta atteso che questi, a meno che non siano nominati life peers, non faranno più parte, in alcun modo, della House of Lords. L’unica eccezione è rappresentata dall’Earl Marshal e dal Lord Great Chamberlain i quali continueranno a svolgere le proprie funzioni cerimoniali. Peraltro, la revisione costituzionale de qua ha previsto che i membri della Camera alta possano dimettersi quando le loro condizioni fisiche non consentano più loro di svolgere le proprie funzioni.
L’attuale composizione di simile Assemblea è, pertanto, data da 732 life peers e 22 vescovi.
In effetti, le disposizioni contenute nella riforma introdotta con House of Lords (Hereditary Peers) Act 2026, erano già state annunciate nel manifesto del partito laburista in occasione delle elezioni del 2024. Tale documento politico, infatti, aveva espresso la volontà di giungere a un’«immediate modernisation, by introducing legislation to remove the right of hereditary peers to sit and vote in the House of Lords». Per di più, il progetto di revisione costituzionale esposto si era spinto ben oltre prevedendo di sostituire simile Assemblea «with an alternative second chamber that is more representative of the regions and nations».
È questo, allora, il cuore delle riflessioni che si stanno qui compiendo: l’eliminazione della componente ereditaria della Camera alta è l’ultima tappa di un lungo percorso riformatore avviatosi, ormai, più di un secolo fa o è, invece, l’inizio di una nuova “vita” della House of Lords che porterà, con il tempo, alla sua completa democratizzazione o sostituzione con un’altra Assemblea? Naturalmente, soltanto chi non fa previsioni è certo di non sbagliarle, ma sembra possa dirsi, senza troppa esitazione, che la riforma del 2026 sia più che un semplice “completamento” del percorso di revisione costituzionale avviatosi nel corso degli ultimi decenni.
Prevedere, infatti, che i Lords non possano più far parte della Camera in ragione della sola “ereditarietà” del seggio non significa soltanto averne mutato in modo significativo la composizione ma, piuttosto, avere dato a questa Assemblea un nuovo volto. Un volto che, in effetti, questa non ha avuto mai in quanto è stata per secoli proprio la componente ereditaria a rappresentarne il tratto distintivo e identitario. In altre parole, è proprio questo “peccato originale” ad avere, forse, spinto sempre più le forze politiche a riformare la House of Lords poiché da queste percepita, presumibilmente, un’istituzione sempre più “anacronistica” e lontana dalle esigenze di democratizzazione avvertite dal sistema costituzionale inglese. Non a caso, come si è testé accennato, il programma esposto nel 2024 dal partito laburista si è posto l’obiettivo di istituire una nuova Camera alta che sostituisca quella attuale al fine di dare una rappresentanza ai singoli territori (come, peraltro, avviene di solito nei sistemi parlamentari bicamerali).
Certo, è da chiedersi se con la riforma del 2026 si sia arrivati al punto “massimo” di revisione costituzionale della House of Lords o se, invece, nel corso della presente legislatura si riuscirà a dare seguito a siffatta proposta avanzata dai laburisti. Tuttavia, perché ciò accada, bisogna assumere che all’interno del sistema costituzionale inglese sia maturata simile consapevolezza al punto da rinunciare a una delle istituzioni che, storicamente, più hanno contribuito ad alimentare quel simbolismo e ritualismo che, al netto di tutto, continua a informare di sé una delle essenze più radicate dell’ordinamento d’oltremanica.
Non a caso, in sede di discussione parlamentare, alcuni membri della House of Lords non hanno mancato di muovere severe critiche al disegno di legge dell’House of Lords (Hereditary Peers) Act 2026. Vi è stato, infatti, chi ha considerato la riforma in questione come una «wasted opportunity» in quanto rinveniva «no substantial reform and no clear thought about the role of your Lordships’ House» e, di conseguenza, «no improvement whatever in the governance of our country». Si è ritenuto, insomma, che «expelling the hereditary Peers, who could not be replaced by a by-election, is vicious and unnecessary» e che «his Majesty, in losing his longest-serving constitutional counsellors, will be left considerably exposed at a vulernable time for our hereditary monarchy».
Ebbene, ancorché in questa sede non sia possibile approfondire partitamente le numerose implicazioni che, come si è cercato qui di dimostrare, l’approvazione della riforma della House of Lords del 2026 sembra aver portato con sé, sembra comunque potersi affermare come, in seno alle forze politiche inglesi, non sia ancora rinvenibile una radicata volontà di abbandonare del tutto il modello parlamentare che, d’altra parte, sebbene con i radicali cambiamenti di cui si è detto, vede ancora nella «Camera di riflessione» l’altro polo della House of Commons. Se così è, si crede che l’approvazione dell’House of Lords (Hereditary Peers) Act 2026 sia da guardare con favore nella misura in cui questa ha avuto il merito di completare quanto già iniziato non soltanto con l’House of Lords Act 1999 ma anche con tutte quelle riforme susseguitesi dopo il 1911 che, ciascuna a proprio modo, sono state in grado di “democratizzare” (in maniera opportuna, si ritiene) simile Assemblea.
Tuttavia, se condivisibile è l’intento sotteso a simile modifica della composizione della Camera alta, non convince il metodo adottato dal legislatore inglese. Specificamente, desta più di un dubbio la scelta di far decadere in corso di legislatura i precedenti hereditary peers anziché attendere la fine del loro mandato per applicare la riforma in questione. Vero è che è stata riconosciuta loro la possibilità di essere nominati life peers (e di mantenere, così, il proprio seggio all’interno della House of Lords) ma questa è, appunto, un’ipotesi solo eventuale atteso che, qualora simile “conversione” di carica non avvenisse, gli stessi si vedrebbero, da un momento all’altro, privati della propria funzione parlamentare. Circostanza, questa, che poco o nulla sembra conciliarsi con il rispetto del mandato rappresentativo assunto da ciascun hereditary peer una volta insediatosi in Parlamento. Più opportuno sarebbe stato, invece, attendere la fine della legislatura affinché quella attuale non fosse “viziata”, in corso di svolgimento, da un mutamento così significativo di una delle due Camere.
Peraltro, qualora si volesse dare piena attuazione al progetto di riforma avanzato dal partito laburista (ovvero trasformare l’House of Lords in un’Assemblea rappresentativa dei territori), ancor più si ritiene che bisognerebbe tenere in debita considerazione il momento in cui simile revisione entrerà in vigore. Si auspica, pertanto, che, ove simile proposta dovesse essere approvata dalla maggioranza, la stessa veda applicazione a partire dalla prossima legislatura. Se così non sarà, infatti, si correrà il serio rischio di assistere a un’eterogenesi dei fini: tentare di “democratizzare” l’House of Lords con un metodo non democratico fino in fondo perché non del tutto rispettoso della funzione parlamentare che, ereditaria o no che sia, non può che rappresentare uno dei capisaldi delle nostre moderne democrazie.