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Catalogna: Junqueras vince la battaglia alla Corte di Giustizia, mentre Torra rischia la Presidenza

By on 20 Dicembre, 2019

La questione catalana offre ancora interessanti spunti per gli operatori del diritto. Lo scorso 19 dicembre la Corte di Giustizia, infatti, ha garantito anche a Junqueras l’immunità che spetta ai parlamentari europei, visto che questo status si ottiene al momento della proclamazione dei risultati. Lo stesso giorno, però, il presidente della Generalitat Torra è stato condannato ad un anno e mezzo di inibizione dai pubblici uffici, ponendo grandi incertezze sul futuro politico della Catalogna.

La decisione della Corte di Lussemburgo (C-502/19) ha grandi ripercussioni su tre leader dell’indipendentismo catalano: Junqueras, Puigdemont e Comín. Tutti e tre sono stati eletti europarlamentari, ma per essere immessi nella carica, secondo la disciplina spagnola, avrebbero dovuto giurare sulla Costituzione presso la Giunta elettorale nazionale in seno al Congresso dei deputati di Madrid.  Questo facile passaggio burocratico, però, era di difficile realizzazione per i tre. Se Carles Puigdemont (come Comín) fosse rientrato in territorio spagnolo sarebbe stato arrestato in quanto accusato di ribellione e sedizione per i fatti accaduti in Catalogna alla fine del 2017, culminati con la dichiarazione unilaterale di indipendenza. A Junqueras, invece, non è stato concesso dal giudice il permesso di recarsi a giurare.  All’apertura della legislatura europea, a Puigdemont è stato impedito di entrare nella sede del Parlamento europeo, in quanto sprovvisto delle necessarie credenziali, visto che le competenti autorità nazionali non avevano inviato l’elenco definitivo degli eletti, determinando la vacanza dei tre seggi. Puidgemont e Comín hanno presentato un ricorso (C- T-388/19 R), poi respinto, per sospendere l’esecuzione di varie decisioni del Parlamento europeo emanate per impedire ai richiedenti di sedere nel Parlamento in qualità di membri eletti e per ingiungere al Parlamento di adottare tutte le misure necessarie, compresa la dichiarazione dei privilegi e delle immunità dei richiedenti, per consentire loro di sedere nell’assemblea.

Il Tribunal Supremo, invece, ha sollevato rinvio pregiudiziale relativamente al caso di Junqueras, chiedendo se l’articolo 9 del Protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell’Unione europea fosse applicabile ad un imputato di reati gravi che si trovasse in custodia cautelare per ordine del giudice, a motivo di fatti anteriori all’inizio di un processo elettorale in cui questi è stato proclamato eletto al Parlamento europeo, ma al quale, con decisione giudiziaria, è stato negato un permesso straordinario di uscita dal carcere.  La Corte di Giustizia, seguendo l’interpretazione dell’Avvocato Generale, ha dato risposta affermativa e ha ritenuto, in primo luogo, che una persona eletta al Parlamento europeo acquisisce lo status di membro del Parlamento dal fatto (e al momento) della proclamazione dei risultati elettorali, in modo tale da beneficiare delle immunità garantite dall’ articolo 9 del protocollo. Tale passaggio è di estrema importanza, visto che fa trarre la legittimazione direttamente dall’elezione (rectius dalla proclamazione dei risultati) e non da adempimenti burocratici successivi. La Corte ha osservato che le elezioni dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, libero e segreto costituiscono l’espressione del principio costituzionale della democrazia rappresentativa. La CGUE afferma, infatti, che la composizione del Parlamento europeo deve riflettere fedelmente e integralmente la volontà dei cittadini europei, espressa liberamente con mediante il suffragio universale e diretto. E dallo stesso diritto dell’Unione risulta che la qualità di membro del Parlamento europeo deriva dalla sola elezione e viene acquisita mediante l’annuncio ufficiale dei risultati effettuati dagli Stati membri. Ne consegue che gli eletti debbano beneficiare delle immunità ex articolo 343 TFUE.

La Corte ha ricordato, a tale proposito, che la ratio delle immunità previste è quella di garantire il corretto funzionamento e l’indipendenza delle istituzioni, ridando slancio alla lettura della natura “parlamentare” dell’assemblea europea. A corollario di ciò, la Corte ha dichiarato che il beneficio dell’immunità implica l’eliminazione di qualsiasi misura di detenzione in custodia imposta prima della proclamazione della sua elezione, al fine di prendere parte alla sessione costitutiva del Parlamento europeo. Se il giudice nazionale competente dovesse ritenere necessario mantenere tale misura, sarebbe tenuto a chiedere al Parlamento europeo la revoca di tale immunità.

La sentenza riapre il tema della verifica dei poteri da parte del Parlamento europeo. Centrale è l’art 12 dell’Atto relativo all’elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, del 20 settembre 1976, secondo cui “il Parlamento europeo verifica i poteri dei membri del Parlamento europeo […] prende atto dei risultati proclamati ufficialmente dagli Stati membri, e decide sulle contestazioni che potrebbero essere eventualmente presentate in base alle disposizioni del presente atto, fatta eccezione delle disposizioni nazionali cui tale atto rinvia”. Anche l’art. 3 del Regolamento del Parlamento dà agli Stati membri un ruolo incisivo nella verifica dei poteri. Da queste premesse, la prassi è stata che il Parlamento ha preso atto della trasmissione dei nominativi degli eletti svolta dalle autorità competenti nei singoli Stati membri (A. Di Chiara, La verifica dei poteri del Parlamento europeo tra normative elettorali difformi e principio di autonomia, 2018; Idem, I deputati catalani al parlamento europeo: sulla verifica dei poteri a Strasburgo, 2019). Anche relativamente alla questione dei tre indipendentisti, il Parlamento ha ritenuto non completo l’iter di elezione e quindi che non ci fossero i titoli idonei per considerare i tre catalani come parlamentari europei. La Corte di Giustizia, legando l’acquisto dello status al momento della proclamazione dei risultati, potrebbe fornire una nuova forza al Parlamento, che potrebbe vedersi conferita maggiore autonomia nello svolgimento di questa classica funzione dei parlamenti. Non si può fare a meno di notare, però, come le prerogative degli europarlamentari siano state maggiormente “difese” dalla Corte rispetto a quanto abbia fatto il Parlamento europeo stesso.

Attraverso questa sentenza, Junqueras potrebbe richiedere di partecipare alle sedute del Parlamento europeo, e che gli siano garantiti i diritti che sono connessi allo status di euro-parlamentare. Sarà interessante la lettura che darà della sentenza il Tribunal Supremo, che potrebbe anche far riattivare il dibattito spagnolo sui controlimiti. Di questa pronuncia della CGUE hanno beneficiato anche Puigdemont e Comín, visto che il 20 dicembre hanno ottenuto un pass provvisorio che li accredita come europarlamentari. Entrambi hanno diritto di partecipare alle sessioni del Parlamento europeo e possono godere delle immunità legate allo status di parlamentari europei (e la CGUE ha deciso di annullare la decisione che negava loro tutele cautelari l’accesso al Parlamento). La sentenza della Corte di Giustizia potrebbe rendere, infine, ancora più complesso l’accoglimento della richiesta di estradizione in Spagna di Puigdemont che è stata presentata al Belgio.

Sempre il 19 dicembre Torra, il presidente della Generalitat, è stato condannato ad un anno e mezzo di inabilitazione per disobbedienza. Il Tribunal Superior de Justicia de Cataluña ha ritenuto Torra colpevole perché durante la campagna elettorale per le elezioni del novembre scorso si rifiutò di rimuovere i manifesti a favore dei “políticos presos” (i politici incarcerati o fuggiti per il referendum sull’indipendentismo catalano del 2017) dal balcone del Palau de la Generalitat. Torra ha immediatamente annunciato ricorso affermando che “No me inhabilitará un tribunal con motivación política”. L’eventuale decadenza di Torra potrebbe portare ad un nuovo caos nel già fragile equilibrio istituzionale catalano, vista la difficoltà che ci fu lo scorso anno legata all’investitura di Torra.

Nel giorno del 600 anniversario della fondazione della Generalitat, la Catalogna è ancora al centro del dibattito politico spagnolo ed europeo, in attesa di una soluzione che può essere solamente politica, che potrebbe sbloccare o far arenare anche il tentativo di Sánchez di formare il governo (ERC ha già congelato le negoziazioni fino alla decisione dell’Abogacía del Estado sul caso Junqueras).

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