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Il voto austriaco…in Europa

By on 1 Giugno, 2016

Le elezioni presidenziali austriache conclusesi lo scorso 22 maggio hanno sancito la vittoria di Alexander Van der Bellen del partito “dei Verdi” (Die Grüne), con uno scarto di soli 31.026 voti rispetto a Norbert Hofer del “Partito della Libertà” (Fpoe).

La Costituzione austriaca prevede infatti che il Presidente Federale venga eletto “dal popolo della Federazione sulla base di un voto segreto, personale, diretto ed uguale”[1] ed in applicazione di una formula elettorale a doppio turno (all’art. 60). Più precisamente, nell’ambito di quello che viene comunemente considerato uno dei primi modelli di razionalizzazione della forma di governo parlamentare (si veda, in particolare, il Cap. III della Carta, sul “Potere Esecutivo Federale”), risulta eletto (e dura in carica sei anni) “colui che riporta più della metà dei voti validi”, mentre laddove non si riesca ad ottenere “questa maggioranza”, “deve avere luogo un secondo turno elettorale” ed in questo caso “si può validamente votare solo per uno dei due candidati che nel primo turno elettorale abbiano ottenuto il maggior numero di voti”, per cui, come avvenuto nell’occasione (v. la tabella qui di seguito riportata), vince l’elezione chi, tra i due pretendenti finali, prende più voti (art. 60, §2).

RISULTATO DEL 2° TURNO DI VOTO[2]

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Tra i profili di maggior rilievo del (primo turno di) voto del precedente 24 aprile vanno senz’altro segnalati la messa fuori gioco, per la prima volta nella storia della Seconda Repubblica austriaca, dei candidati dei due grandi partiti tradizionali (popolari e socialdemocratici hanno infatti conseguito solo l’11% circa dei voti ciascuno), e l’ampio consenso ottenuto dalla formazione politica di estrema destra fondata da Jörg Haider (a cui Hofer appartiene), dimostratasi in grado di ottenere oltre il 35% delle preferenze, a fronte del 21% circa dei voti della “sinistra ecologista” (di Van Der Bellen).

RISULTATO DEL 1° TURNO DI VOTO[3]

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Al secondo turno, poi, si è assistito ad un tête-à-tête tra i due candidati, tanto che fino ad un certo punto è parso concretizzarsi il caso (“di scuola”) del cd. “paradosso paritario” (che si ha allorquando l’elezione si conclude con una perfetta parità di voti)…laddove a decretare il ribaltamento dell’esito del primo turno è stato, in maniera assai singolare, il voto per corrispondenza[4], il quale ha registrato una differenza di circa 175 mila voti a favore di Van Der Bellen (si è detto in apertura di come lo scarto “finale” tra i due sia stato pari, più o meno, a trentuno mila voti)[5].

La consultazione elettorale è parsa mettere in discussione l’attitudine del “doppio turno” a ridurre il peso elettorale delle ali estreme (degli schieramenti di destra e di sinistra) a tutto vantaggio delle forze politiche più moderate, se non fosse che, nella contingenza temporale, le forze politiche estreme non andavano certo a coincidere con formazioni di scarsa entità. Di qui l’utilità di ulteriori riflessioni circa gli effetti di tale sistema elettorale (almeno a partire dall’esperienza francese del “duello” Chirac-Le Pen) in società caratterizzate da un certo allentamento del fattore ideologico e dalla (conseguente) maggiore volatilità del suffragio, specie in quei casi, come quello qui in esame, in cui (ad un dato momento) «il paese sia spaccato in due»[6], per cui viene meno un elettorato in grado di funzionare da “ammortizzatore elettorale” (in senso per così dire “centrista”), prevalendovi la polarizzazione del voto.

In questa stessa prospettiva può poi guardarsi a quell’altro dato, costituito dall’elevata partecipazione al voto: da segnalare, al proposito, come rileva dalla tabella che segue, l’aumento di affluenza al secondo turno (72,7%) rispetto al primo (68,5%) ed il vero e proprio record di oltre 760 mila votanti per corrispondenza (pari al 12% circa del totale degli elettori[7]). Elemento, quest’ultimo, a cui si deve in genere guardare positivamente, e che però, talora, può essere anche sintomo e prodotto di un clima politico-sociale caratterizzato da un elevato livello di “tensione”. Essendo bassa, infatti, in situazioni come si diceva, di voto c.d. “spaccato”, la condivisione del suffragio espresso dagli “altri”, è molto probabile quindi che si verifichi un aumento della percezione individuale dell’utilità/decisività del suffragio con l’innalzamento, conseguentemente, della percentuale dei votanti[8].

AFFLUENZA ALLE URNE[9]

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Al di là degli esiti sul piano interno[10], sono anche e soprattutto i riflessi che il voto austriaco ha in Europa a dover essere tenuti in considerazione. In particolare, ci pare che, specie il risultato del primo turno di voto non vada sottovalutato, potendosi in esso scorgere un riflesso del disagio profondo e della protesta dilagante nei confronti della situazione politica attuale non solo in Austria ma nell’intera area europea. Così come emerso, infatti, di recente, anche con la tornata di voto svoltasi in Francia e in Svizzera (nonché, fatte le dovute differenze del caso, in alcuni altri Paesi dell’Est), si assiste con crescente frequenza all’affermazione elettorale di movimenti estremisti[11], i quali vanno stringendo gli uni con gli altri legami sempre più stretti, all’insegna di programmi politici stridenti con i principi di tolleranza, solidarietà e rispetto della dignità della persona consacrati dalle Costituzioni nazionali e, da ultimo, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Dal canto loro, gli Stati e l’Unione, ciascuno nella propria solitudine, paiono impotenti di fronte a questioni di portata globale, come quelle attinenti al terrorismo internazionale, alla crisi economico-finanziaria ed ora anche ai massicci flussi migratori…mentre una tale debolezza politico-istituzionale va generando vuoti che lasciano spazio alla paura ed al ripiegamento identitario. In una tale situazione gli elettori sono spinti ad investire la propria fiducia in forme populistiche e/o personalistico-carismatiche di gestione del potere, attribuendo ad esse la capacità di ovviare all’inappagante stato di cose, ma indebolendo rischiosamente l’intera impalcatura democratica.

Va ricordato che l’Austria, solo nel 2015, ha registrato circa 90 mila richieste di asilo, collocandosi al primo posto per l’accoglienza dei migranti (in rapporto ad una popolazione di soli 8,5 milioni di abitanti)[12]. Sebbene tale Paese abbia cominciato a conoscere i primi flussi migratori di una certa consistenza già nel corso degli anni Ottanta (all’epoca, dai vicini Paesi dell’Est), ad oggi, un tale fenomeno ha smesso di essere visto come un’opportunità di arricchimento reciproco, per essere vissuto come una vera e propria minaccia per i cittadini austriaci[13].

Dal canto loro, il 20 gennaio 2016, federazione, stati, comuni e città hanno stipulato un’intesa con la previsione di un limite massimo di 127.500 autorizzazioni di asilo in Austria nei prossimi quattro anni[14] e, si noti, il 27 aprile (tra i due turni di voto, dunque) il Parlamento austriaco ha approvato un pacchetto di modifiche della legislazione sempre in materia di diritto di asilo[15]. In particolare, è stata prevista a fini di “ordine pubblico” e “sicurezza interna”, la possibilità, nel caso di flussi in ingresso di migranti particolarmente consistenti, di dichiarare lo stato di emergenza (per un massimo di sei mesi, prorogabili, peraltro, si noti, per tre volte per un altro periodo di sei mesi) e di respingere i richiedenti asilo alle frontiere nei paesi vicini. Inoltre, sempre in una logica “di chiusura”, il governo ha annunciato la (re)introduzione di controlli alla frontiera, col sostegno, se necessario, addirittura dell’esercito[16].

La situazione ha suscitato allarme nelle Istituzioni dell’Unione, preoccupate, tra l’altro, del rischio che non solo il principio della libera circolazione delle persone, anche il processo di integrazione (così come definito, da ultimo, a Lisbona) possa entrare in crisi[17].

L’Italia risulta direttamente riguardata dalle vicende austriache, vuoi per i riflessi che hanno ed avranno le politiche migratorie di un tale Stato sul nostro Paese[18], vuoi perché l’adozione di una prospettiva “nazionalistica” invece che “europeista” potrebbe ridare fiato alla “questione altoatesina” (di qui, tra l’altro, le rinnovate proposte di svolgimento di un referendum “per l’autodeterminazione” e di riconoscimento del diritto di voto ai sudtirolesi per le elezioni politiche austriache)[19].

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[1] L’art. 60 della Costituzione stabilisce poi che “ha diritto di voto chiunque abbia l’elettorato attivo per il Consiglio nazionale” (e cioè a dire, abbia compiuto il sedicesimo anno di età” (1° c.); che “può essere eletto Presidente federale chi abbia l’elettorato attivo per il Consiglio nazionale ed abbia compiuto 35 anni prima del l° gennaio dell’anno delle elezioni” (3° c.); e che “non sono eleggibili i membri di case regnanti o di famiglie che in passato abbiano regnato” (3° c.).

[2] V.li in http://wahl16.bmi.gv.at/ (si precisa che i risultati riportati sono comprensivi del voto per corrispondenza).

[3] V.li in http://wahl16.bmi.gv.at/1604-0.html (si precisa che i risultati riportati sono comprensivi del voto per corrispondenza).

[4] La normativa di riferimento (anche per il voto postale austriaco per le elezioni presidenziali) risulta contenuta nella Federal Law on Parliamentary Elections. Regulations on federal parliamentary elections (RFPE), del 1992 (come in seguito modificata), segnatamente alla Sezione n. 4 (dal §38 al §40). Il modulo di registrazione degli elettori è reperibile in http://www.austria.org/s/Antrag_Waehlerevidenz.pdf (e le relative istruzioni per la compilazione in http://static1.squarespace.com/static/54b9309be4b06e38ad5da1ca/t/54ff6a96e4b03f960af9cdc1/1426025110343/Ausfuellanleitung_Waehlerevidenz_Antrag.pdf )

[5] Precisamente, Van Der Bellen ha preso 460.404 voti mentre Hofer 285.706 (con una differenza, dunque, pari a 174.698 suffragi). Il primo ha vinto a Vienna (63,3%) e nelle regioni del Tirolo (51,4%), del Vorarlberg (58,6%) e dell’Oberoesterreich (51,3%), mentre Hofer si è affermato nel resto dell’Austria: Carinzia (58,1%), Salisburghese (52,8%), Steiermark (56,2%), Niederoesterreich (52,6%) e Burgenland (61,4%).

[6] Così D. Balducci, Austria. Destra sconfitta al ballottaggio, in http://www.federalismi.it/nv14/articolo-documento.cfm?Artid=31851&content=Austria+-+Destra+sconfitta+al+ballottaggio&content_author=, 1.

[7] Per la precisione, 766.076 votanti, pari a circa il 12% degli aventi diritto al voto (di questi, 19966 sono risultati nulli o bianchi, per cui i voti effettivi sono stati 746.110) al primo turno erano stati 534.774.

[8] Una tendenza pressoché opposta è rinvenibile invece in quei casi in cui vi sia una corrispondenza assai alta tra ordine legale e reale, ovvero una coesione sociale elevata tra i membri di una data comunità ordinamentale, tale da condurre i votanti ad una adesione si direbbe “implicita” alle scelte degli altri consociati. Qui, infatti, lungi dal costituire segnale d’insoddisfazione, l’astensione dal voto costituisce segnale della presenza di un robusto legame di solidarietà politica sia tra i consociati, sia tra questi e il versante politico. Situazioni del genere sono rinvenibili nell’esperienza anglosassone ed in quella di taluni ordinamenti nordici, in cui, proprio per questo, l’astensione dalle urne viene vista come una sorta di “delega” in bianco di potere (per questo tipo di dinamiche si rinvia, volendo, a L. Trucco, Democrazie elettorali e stato costituzionale, Torino, 2011, 105 e ss.).

[9] V.li in http://wahl16.bmi.gv.at/ (si precisa che i risultati riportati sono comprensivi del voto per corrispondenza).

[10] Peraltro, come sovente accade in situazioni del genere (con vittorie risicate e voto spaccato) vi è subito stata la denuncia di brogli elettorali (lamentandosi ad es., che in alcune sezioni favorevoli al candidato ecologista l’affluenza al voto sarebbe stata superiore al numero di elettori e che vi sarebbero state irregolarità con riguardo al voto estero), con la conseguente apertura di varie inchieste da parte della Procura federale austriaca (v., amplius, al riguardo, http://www.bmi.gv.at/cms/BMI/_news/BMI.aspx?id=6973366E7575715263474D3D&page=0&view=1).

[11] Eloquente, al proposito, ad es. il grafico riportato in http://www.bbc.com/news/world-europe-36362505 (“Rise of nationalism in Europe: results of most recent national election”).

[12] V., ad es., sul punto http://www.stranieriinitalia.it/attualita/attualita/attualita-sp-754/austria-in-vigore-da-oggi-tetto-giornaliero-richieste-asilo.html.

[13] Basti al proposito osservare come nella campagna elettorale di queste stesse elezioni presidenziali, proprio da parte del suddetto “Partito della Libertà”, a difesa dell’“identità austriaca”, si sia arrivati ad evocare addirittura l’occupazione turca avvenuta nei secoli XIV e XV… (!).

[14] V. per maggiori informazioni sul punto http://www.loc.gov/law/foreign-news/article/austria-newly-proposed-measures-on-asylum-and-refugees/.

[15] Le suddette normative sono reperibili in https://www.parlament.gv.at/PAKT/VHG/XXV/BNR/BNR_00305/index.shtml, e https://www.parlament.gv.at/PAKT/VHG/XXV/ME/ME_00166/index.shtml.

[16] Ciò che avrebbe dirette ricadute sul Brennero: il quale com’è noto costituisce un’“arteria stradale” fondamentale, prima ancora che un simbolo importante dell’unificazione europea.

[17] Cfr., sul punto, ad es., http://www.regioni.it/newsletter/n-2920/del-12-04-2016/profughi-preoccupazione-ue-per-controlli-austria-al-brennero-15124/.

[18] Anche il nostro Presidente del Consiglio è stato risoluto nel considerare la scelta austriaca “contraria alle regole europee, oltre che alla storia, alla logica ed al futuro” (v. http://www.eurocomunicazione.com/alfano-nessun-muro-al-brennero-le-attivita-preparatorie-la-sua-costruzione-vanno-avanti/).

[19] V. ad es. https://news.vice.com/it/article/austria-tirolo.

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