diritto

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, le extraordinary renditions, ed il diritto alla verità

By on 1 Febbraio, 2013

Il 13 dicembre 2012 la Corte EDU ha
pronunciato un’importante sentenza in materia di extraordinary renditions. Il caso, El-Masri c. Macedonia, concerneva un cittadino tedesco di origini
libanesi, El-Masri, arrestato dalla polizia macedone su sospetto che fosse un
terrorista e consegnato alla CIA che lo aveva segretamente trasferito in un black site in Afganistan al fine di
sottoporlo ad interrogatorio. Dopo aver detenuto ed interrogat El-Masri per
quattro mesi in condizioni indegne, la CIA si era resa conto di aver arrestato
la persona sbagliata e lo aveva quindi riportato in Europa, abbandonandolo ai
bordi di una strada in Albania. Al termine di questo incubo, El-Masri aveva
avviato un procedimento per risarcimento danni dinnanzi alle corti federali
USA. Su richiesta dell’Amministrazione Bush, tuttavia, il processo era stato
cancellato in virtù del segreto di Stato. D’altro canto, i tentativi di avviere
un procedimento penale in Macedonia si erano scontrati con il muro della
complicità delle autorità locali.


Nella sua decisione, la Corte EDU
condanna la Macedonia per violazione degli Articoli 3, 5, 8 e 13 della CEDU. A
giudizio di Strasburgo, i trattamenti subiti da El-Masri durante la detenzione
da parte delle autorità macedoni costituivano tortura e trattamento disumano e
degradante ai sensi dell’Articolo 3. Inoltre, la Macedonia era responsabile per
aver trasferito di El-Masri in custodia alla CIA nonostante vi fosse un rischio
evidente che egli fosse sottoposto ad ulteriori trattamenti in violazione
dell’Articolo 3. Allo stesso tempo, la Corte EDU ha ritenuto che, nel mancare
al dovere di effettuare un’indagine sui fatti accaduti ad El-Masri, la
Macedonia aveva violato l’obbligo procedurale previsto dall’Articolo 3 di
indagare casi di tortura, ed altresì infranto il diritto ad un rimedio
effettivo di cui all’Articolo 13. Per la Corte EDU, infine, la Macedonia aveva
violato gli Articoli 5 e 8, per la detenzione arbitraria subita da El-Masri in
Macedonia nonchè per la sua successiva cattività in Afghanistan.
La decisione della Corte EDU rappresenta
un’importante vittoria per lo stato di diritto che pone fine all’impunità che
sino ad ora aveva caratterizzato le pratiche di extraordinary renditions. Nei ricorsi giurisdizionali avviati a
livello nazionale un’interpretazione estensiva del segreto di Stato aveva
sostanzialmente impedito di vendicare i diritti fondamentali di persone come
El-Masri. (Per una comparazione della giurisprudenza sul segreto di Stato negli
USA nel caso El-Masri ed in Italia
nel caso Abu Omar, si veda F. Fabbrini, Extraordinary
Renditions and the State Secret Privilege, 2 It. J. Pub. L. 255 (2011)
).
La Corte EDU, invece, ha esercitato uno scrutinio rigoroso sulla condotta della
Macedonia e l’ha ritenuta responsabile per gravi violazioni della CEDU. In
aggiunta, la Corte EDU ha, seppure cautamente, affermato un rilevante principio:
le vittime di gravi abusi e, più in generale, la società hanno un diritto alla
verità, ovvero a venire informati delle gravi violazioni compiute dai governi
nella lotta al terrorismo.
Se il
riconoscimento di un diritto alla verità rappresenta un utile strumento per
rafforzare l’accountability dei
governi nel campo della sicurezza nazionale, la decisione della Corte EDU,
tuttavia, lascia ancora delle questioni aperte. Per evidenti limiti
giurisdizionali, infatti, la Corte non ha (nè avrebbe potuto) giudicare la
responsabilità degli agenti CIA per l’extraordinary
rendition di El-Masri. Nel rivelare
dettagliatamente tutte le condotte lesive dell’intelligence USA, però, la
decisione della Corte EDU offre supporto agli argomenti di coloro che negli
USA, da tempo, invocano una Commissione d’inchiesta finalizzata a riconoscere
gli abusi commessi nella “guerra al terrorismo” e a compensare adeguatamente
chi, come El-Masri, di queste pratiche è stata vittima innocente. (Per un
invito ad istitutire una Commissione d’inchiesta indipendente si veda sopratutto
D. Cole, Getting Away With
Torture, New York Review of Books, 16/12/2009
).

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