Corti e diritti diritto

La sovereign immunity statunitense e la violazione del RLUIPA: il caso Sossamon

By on 3 Ottobre, 2011

In Sossamon v. Texas (563 U.S. – 08-1438 (2011)) la Corte suprema statunitense si è occupata del tema della sovereign immunity a partire da un caso di violazione dei diritti di libertà religiosa. Nella sentenza, la Corte ha negato la possibilità ad un detenuto di ottenere un risarcimento monetario da uno stato federato per la violazione dei diritti garantiti nel Religious Land Use and Institutionalized Persons Act (“RLUIPA” – 42 U.S.C. § 2000cc et seq). La decisione della Corte suprema ha confermato quanto già precedentemente statuito nei due gradi di giudizio inferiori e nella giurisprudenza costituzionale precedente al caso in questione: l’uso di fondi federali da parte degli stati federati non costituisce una rinuncia “inequivocabilmente espressa” alla sovereign immunity garantita in Costituzione e gli stati federati non possono essere citati in giudizio di fronte ad una corte federale al fine di ottenere un risarcimento monetario senza il loro consenso.

La sovereign immunity negli Stati Uniti, è il “privilegio giuridico” dello stato federale e dei singoli stati membri di non essere citati in giudizio senza il loro consenso. Per gli stati federati il “privilegio” è garantito dall’Undicesimo Emendamento alla Costituzione, che al momento della sua entrata in vigore ha ribaltato l’interpretazione offerta dalla Corte suprema in Chisholm v. Georgia, 2 U.S. (Dallas 2) 419 (1793). In quest’ultima decisione, infatti, la Corte aveva dedotto dall’articolo III della Costituzione la propria giurisdizione sui giudizi instaurati da individui nei confronti degli stati federati. L’immunità dei singoli stati è stata pienamente riaffermata anche dalla Corte suprema in Hans v. Louisiana, 134 U.S. 1 (1890) e in Blatchford v. Native Village of Noatak, 501 U.S. 775 (1991) in cui il giudice Scalia, per la Corte, affermò: «we have understood the Eleventh Amendment to stand not so much for what it says, but for the presupposition of our constitutional structure which it confirms: that the States entered the federal system with their sovereignty intact; that the judicial authority in Article III is limited by this sovereignty … and that a State will therefore not be subject to suit in federal court unless it has consented to suit, either expressly or in the “plan of the convention”». La sovereign immunity statale non deve tuttavia essere confusa con l’immunità federale e quella dei governi stranieri tutelata dal Foreign Sovereign Immunities Act, che presentano caratteristiche simili ma non rientrano nel dictum dell’XI Emendamento.

Il RLUIPA è invece una legge federale volta a garantire i diritti di libertà religiosa ai detenuti ed alcuni benefici nell’uso del territorio a chiese ed istituzioni o gruppi religiosi. Il provvedimento legislativo è stato adottato dal Congresso nel 2000 in seguito alla dichiarazione di illegittimità costituzionale del Religious Freedom Restoration Act (RFRA – 1993) avvenuta nel 1997 in City of Boerne v. Flores, 521 U. S. 507 (1997). Secondo quanto affermato nel RLUIPA «nessun governo può imporre un limite sostanziale all’esercizio religioso» di un detenuto a meno che il governo dimostri che il limite «sia volto a sostenere un interesse governativo imminente … [e] sia il mezzo meno restrittivo per garantire quell’interesse governativo imminente». Il divieto previsto nella legislazione federale si applica «in ogni caso» qualora «il limite sostanziale sia imposto in un programma o attività che riceve assistenza finanziaria federale» ed è altresì prevista la possibilità di agire in giudizio al fine di ottenere una “adeguata riparazione” contro il governo che posto in essere una violazione.

Harvey Leroy Sossamon III, il ricorrente, è un detenuto di un istituto carcerario del Texas che nel 2006 ha ricorso in giudizio contro lo stato del Texas ed alcuni pubblici ufficiali di istanza nell’Istituto, per ottenere il rispetto dei propri diritti di libertà religiosa ed un risarcimento monetario per la violazione del RLUIPA e del TRFRA (Texas Religious Freedom Restoration Act). Il ricorrente lamentava che due ufficiali di polizia carceraria avevano impedito l’esercizio delle proprie pratiche religiose mentre si trovava in cella di isolamento per motivi disciplinari. Sossamon inoltre lamentava che la polizia carceraria dell’istituto in cui era recluso non consentiva ai detenuti l’uso della cappella della prigione. A sostegno del proprio ricorso il carcerato ha citato il Primo, l’Ottavo e il Quattordicesimo Emendamento della Costituzione, ed ha richiesto un accertamento dei propri diritti, una ingiunzione a proprio favore per il rispetto dei diritti accertati e un condanna della controparte al risarcimento pecuniario dei danni. Nelle more del giudizio, l’istituto carcerario ha provveduto a garantire ai propri detenuti il rispetto dei diritti a carattere religioso reclamati dal Sig. Sossamon, ma non ha provveduto al risarcimento. La Corte distrettuale ha concesso al ricorrente un giudizio sommario che tuttavia è risultato in favore dello stato del Texas e dei pubblici ufficiali convenuti, sotto il profilo risarcitorio (F. Supp. 2d 657 – WD Tex. 2007). Il giudice distrettuale aveva infatti affermato che la sovereign immunity del Texas non consentiva la soddisfazione delle richieste di parte ricorrente. La Corte di Appello per il Quinto Circuito (560 F. 3d 316, 329 – 2009), due anni dopo, pur riconoscendo la violazione dei diritti di libertà religiosa del ricorrente, ha confermato la decisione della corte distrettuale sotto il profilo risarcitorio ed ha precisato che nel RLUIPA non è espressamente affermato né deducibile una rinuncia del Texas al proprio diritto di “sovereign immunity from monetary damages”.

La Corte suprema ha quindi confermato la decisione della Corte d’Appello dichiarando che gli stati, nell’accettare i finanziamenti federali, non rinunciano alla propria sovereign immunity verso i ricorsi individuali per risarcimenti monetari di danni in base al RLUIPA. Nella sentenza la Corte ha rigettato le tesi avanzate dal Sig. Sossamon nel proprio ricorso. In primo luogo, il Giudice supremo ha ricordato che il principio della sovereign immunity attua un importante limite costituzionale al potere delle corti federali (Pennhurst State School and Hospital v. Halderman, 465 U. S. 89), e ciononostante, ogni stato può liberamente rinunciare alla propria immunità di fronte a una corte federale (Clark v. Barnard, 108 U. S. 436, 1883). Tuttavia la rinuncia deve essere “unequivocally expressed” da parte dello stato poiché nessuna legge espressamente e inequivocabilmente include tale rinuncia. Al riguardo, Alexander Hamilton scriveva: «It is inherent in the nature of sovereignty not to be amenable to the suit of an individual without its con¬sent. This is the general sense, and the general practice of mankind; and the exemption, as one of the attributes of sovereignty, is now enjoyed by the government of every State in the Union» (in The Federalist No. 81, p. 511, Wright ed. 1961, A. Hamilton, p. 7).

In secondo luogo la Corte ha rilevato che l’espressione “appropriate relief against a government” usata dal legislatore nel RLUIPA non costituisce una chiara e inequivocabile rinuncia alla sovereign immunity dello stato. L’espressione, come riconosciuto da molte corti inferiori, è aperta e ambigua circa il tipo di ristoro che prevede. Inoltre qualora una legge fosse suscettibile di più plausibili interpretazioni, inclusa quella che preserva l’immunità, non sarebbe possibile ritenere che uno stato abbia rinunciato alla propria sovereign immunity (Dellmuth v. Muth, 491 U. S. 223, 1989). Pertanto le interpretazioni plausibili e contrastanti presentate da Sossamon e dallo stato del Texas nel corso del giudizio dimostrano che il concetto di “adeguata riparazione” nel RLUIPA non è privo di ambiguità e la Corte non può pertanto concludere che gli stati ricevendo fondi federali esprimano inequivocabilmente l’intenzione di rinunciare alla loro immunità.

Infine la Corte suprema ha rigettato anche gli ulteriori profili interpretativi presentati dal ricorrente a sostegno della propria richiesta risarcitoria: quello relativo alla spendig clause legislation e quello relativo all’interpretazione del §1003 del Rehabilitation Act Amendments of 1986.

L’opinione della Corte è stata redatta dal giudice Thomas, cui hanno aderito il Presidente della Corte Roberts, ed i giudici Scalia, Kennedy, Ginsburg e Alito; il giudice Sotomayor, ha espresso un’opinione dissenziente cui ha aderito il giudice Breyer; infine, il giudice Kagan, non ha preso parte alla decisione.

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