diritto

Libertà di informazione e diritto ad essere informati via web: quale “governo del potere pubblico in pubblico”?

By on 24 Settembre, 2012

Il problema dell’informazione sui media desta sempre notevole interesse, che si connota di un fascino
particolare ogniqualvolta il canale informativo si presti ad essere
luogo di dialogo del potere. Un potere che – per dirsi democratico – deve
essere «visibile», come insegna Norberto Bobbio nel suo famoso Il futuro della democrazia: la
democrazia andrebbe difatti intesa come «governo del potere pubblico in
pubblico». A questo proposito, come ci ricorda la nostra Corte costituzionale,
«l’informazione, nei suoi risvolti attivi e
passivi (libertà di informare e diritto di essere informati) esprime (…) una
condizione preliminare (o, se vogliamo, un presupposto insopprimibile) per
l’attuazione, a ogni livello, centrale o locale, della forma propria dello
Stato democratico».

Non di
rado, invece, si avvertono inquietanti segnali
di pericolo, i quali indurrebbero a pensare che
la libertà di informare e il diritto di essere informati siano messi a
repentaglio proprio nel mezzo informativo che si presterebbe, data la sua
connotazione strutturale, a una maggiore democraticità: il web.

Un caso meritevole di attenzione
riguarda le alterne vicende che hanno caratterizzato l’attività informativa del
sito istituzionale della Direzione provinciale del Lavoro di Modena. Va
premesso che il sito in questione, frequentato nei suoi dieci anni di vita da
quasi 18 milioni di utenti registrati, può essere considerato uno strumento di prim’ordine nel panorama
dell’informazione giuslavoristica, fornendo notizie su una miriade di aspetti
del settore: dalla presentazione telematica delle domande di congedo
straordinario per l’assistenza al disabile al contributo per il rilascio e il
rinnovo del permesso di soggiorno, dalla riforma del sistema pensionistico alle
indicazioni alla P.A. per il contenimento della spesa pubblica.

Eppure, in data 6 aprile 2011, chi
visitasse il sito Dplmodena.it poteva apprenderne dalla home page la cessazione dell’attività di informazione. Sul portale
compariva una nota del Segretario generale del Ministero del Lavoro e delle
Politiche sociali con cui si chiedeva l’immediata chiusura del sito Internet www.dplmodena.it. Curiosa
risultava la motivazione, giacché il provvedimento veniva disposto «al fine di
garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con
riferimento agli obblighi di trasparenza ed ai profili di comunicazione e
pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo». Nei giorni successivi, il ministro Fornero, nel corso di
un’ intervista rilasciata a un quotidiano nazionale (reperibile on line all’indirizzohttp://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&ID_articolo=1329), dichiarava di non avere contezza della chiusura del
sito, di essere ignara dei motivi per cui era stata disposta e  che avrebbe preso
contatti col segretario generale del Ministero per essere edotta della
situazione. Da un colloquio intercorso tra il ministro e il direttore della
Direzione Provinciale del Lavoro di Modena, Eufranio Massi, sarebbe emerso che
la causa scatenante la richiesta di oscuramento del sito sarebbe stata la
pubblicazione del testo sulla riforma del lavoro prima che questo fosse stato
reso ufficiale (il testo era stato scaricato da Il Sole 24 ore). Poco più
tardi il ministro stesso si preoccupava di definire il provvedimento intrapreso
dalla sua segreteria come «una punizione eccessiva per un eccesso di intraprendenza, che va bene nei giornali ma
un po’ meno nelle Istituzioni».

Al di là degli esiti della vicenda,
conclusasi poco dopo con la riapertura del sito che oggi continua, con
beneficio degli utenti, a prestare la sua preziosa attività di informazione, il
dato inquietante che stimola la riflessione riguarda proprio la motivazione che
sosteneva il provvedimento in questione.

«Garantire una
rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali» è infatti
un’espressione che rischia di essere interpretata come un diktat dei tempi più bui. Non è certamente da mettere in dubbio
l’esigenza di oggettività che sottende all’informazione istituzionale, così
come non sembra fuori luogo rilevare che le Dpl siano suscettibili di un
controllo in via gerarchica, stante la loro natura di organi periferici
dipendenti dal Ministero. Non è parimenti difficile, tuttavia, osservare come la chiusura di un sito possa sembrare un mezzo
sproporzionato rispetto a un’esigenza di monitoraggio che avrebbe potuto essere
soddisfatta in ben altre forme.

Torna di grande attualità una considerazione
di Ralf Dahrendorf, secondo cui «i mezzi di comunicazione sono importanti di fatto,
e forse dovrebbero assumere più importanza anche nella teoria costituzionale». Ex facto ius oritur: nonostante
l’estrema ‘liquidità’ che lo connota, Internet postula regole, perché – insieme
agli altri – il diritto all’informazione possa dirsi effettivo. Regole che
disciplinino anche il comportamento dei pubblici poteri che, sul web come in ogni altro canale
informativo, sono chiamati a costruire democrazia rendendo ‘visibile’ il
potere. 

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