Corti e diritti diritto

Diritto dell’Unione europea e coffee shops

By on 30 Marzo, 2010

 

È attualmente pendente davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea una causa pregiudiziale relativa al principio di non discriminazione in base allanazionalità che desta particolare curiosità per la tematica in oggetto (C-137/09, Josemans).

 

 

Nella città di Maastricht è stato vietato  ai non residenti in Olanda l’accesso ai coffee shops, i tradizionali locali in cui è consentito il commercio di sostanze stupefacenti, per cercare di limitare l’affluenza di persone di altri paesi finalizzata all’acquisto e al consumo di droga. Il giudice nazionale che si è trovato a vagliare tale divieto nell’ambito di una controversia interna si è rivolto alla Corte di giustizia per sapere se il diritto dell’Unione è applicabile alla fattispecie ed in particolare se tale divieto possa essere considerato contrario alla disciplina sulla libera circolazione delle merci o prestazione di servizi. Nel caso in cui una tale restrizione fosse ritenuta sussistente, occorrerebbe valutare la possibilità di una giustificazione a tale misura sulla base delle esigenze nazionali, presumibilmente di tutela dell’ordine pubblico e della pubblica sicurezza. In secondo luogo, il giudice olandese si chiede se tale divieto possa essere in ogni caso qualificato come discriminatorio sulla base della nazionalità e dunque contrario ad uno dei principi cardine dell’integrazione comunitaria, nel caso in cui la normativa sulle libertà di circolazione non risulti applicabile. In effetti, continuare a consentire l’accesso ai coffee shops ai residenti in Olanda e vietarlo ai non residenti non può che significare costruire un regime differente di legalità sulla base della nazionalità. Ove la Corte giungesse ad una tale conclusione, sarà fondamentale, secondo uno schema ormai consueto della Corte, l’esame della proporzionalità della misura rispetto agli obiettivi perseguiti dal legislatore nazionale, per verificare se essi non possano essere raggiunti con misure meno incisive sui diritti della persona. 

Il diritto dell’Unione europea potrà impedire all’Olanda un’incisiva azioneper porre un limite al turismo della droga, ormai piaga di questo paese? Una tale misura può davvero essere considerata discriminatoria? Oppure prevarranno le ragioni di tutela nazionale e tale discriminazione potrà essereritenuta giustificata? Per saperlo occorrerà attendere la pronuncia della Corte nei prossimi mesi.

 

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