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La nuova legge elettorale della Georgia limita il diritto di voto: la democrazia USA ancora costretta a fare i conti con Shelby County v. Holder

By on Aprile 12, 2021

Lo scorso 26 marzo il Governatore repubblicano della Georgia Brian Kemp ha firmato una nuova legge elettorale, denominata Election Integrity Act 2021, che rappresenterebbe, a detta dello stesso, lo strumento per recuperare la fiducia di quegli elettori fra i quali avevano attecchito i sospetti di brogli alimentati da Trump durante le presidenziali tenutesi lo scorso novembre. Le previsioni della nuova legge mostrano tuttavia l’intento, più che di predisporre delle garanzie a tutela del corretto svolgersi delle elezioni, di addivenire ad una limitazione sostanziale del diritto di voto, a danno in particolare della porzione di elettorato appartenente alla comunità afroamericana, come affermato dai Democratici, nonché dimostrato da un’indagine del Brennan Center.
Nonostante da più parti siano state messe in evidenza le criticità della nuova legge elettorale, ogni tentativo di ripensare tale intervento o interrompere l’iter legislativo si è rivelato infruttuoso. Il disegno di legge è stato anzi interessato da notevoli cambiamenti nell’imminenza dell’approvazione, passando da un testo di appena due pagine ad uno di circa cento, diventato poi legge nel giro di una settimana. La nuova legge elettorale ha influito in primo luogo sulle modalità di esercizio del voto per posta, che grande importanza ha avuto nel corso delle ultime elezioni presidenziali, sia a causa dell’emergenza pandemica, sia in quanto il maggior incremento dei voti espressi con questa modalità si è registrato fra quelle fasce di popolazione che, a causa di fattori di diversa natura, in passato non votavano e che si sono rivelate determinanti per la vittoria del candidato Democratico. Mentre fino ad ora era sufficiente una firma, i nuovi requisiti di identificazione cui devono adeguarsi gli elettori prevedono che questi ultimi forniscano una copia del loro documento di identità o del passaporto o della loro patente di guida della Georgia. Secondo i Democratici l’accesso al voto sarà più difficile per le minoranze etniche ed i soggetti a basso reddito – categorie che spesso vengono a coincidere – che in molti casi non dispongono di documenti identificativi: negli Stati Uniti non c’è un documento assimilabile alla carta d’identità italiana ed un ampio numero di persone non ha patente, né passaporto. A ciò si aggiunga che la nuova legge elettorale prevede maggiori poteri in capo al legislatore statale nell’ambito delle operazioni di controllo del voto nel caso in cui vengano segnalate irregolarità, limita il ricorso a buche delle lettere speciali, che facilitano il voto, e dispone la chiusura anticipata delle urne, così rendendo molto più difficoltoso, se non impossibile, l’esercizio del diritto di voto per ampie categorie di lavoratori. A suscitare molta indignazione è stata inoltre la previsione per cui commette reato chi, come volontario, distribuisce cibo e acqua alle persone in fila che attendono il loro turno per votare. Ciò appare tanto più odioso dal momento che le file più lunghe si creano proprio nei seggi in cui votano le comunità afroamericane: la riduzione dei centri elettorali nello Stato, voluta dai Repubblicani, ha interessato soprattutto i quartieri in cui maggiore è la presenza di afroamericani.
I Repubblicani hanno potuto approvare una legge del genere dal momento che la Corte Suprema, con la controversa sentenza Shelby County v. Holder del 2013 (5-4), ha dichiarato l’incostituzionalità, assumendo come parametro il Decimo Emendamento – per cui la competenza della legislazione in materia elettorale spetta agli Stati – della Sezione 5 e della Sezione 4(b) del Voting Rights Act del 1965 (VRA). Le Sezioni del VRA ora citate obbligavano gli Stati e le località con un passato di discriminazione razziale a sottoporre ad un controllo preventivo del governo federale le leggi in materia elettorale, nell’ambito di un procedimento chiamato preclearance, al quale potevano sottrarsi solo dopo dieci anni di elezioni svolte senza criticità. Dalla dichiarazione di incostituzionalità è conseguito il venir meno della supervisione diretta degli organismi federali sulla legislazione elettorale delle covered jurisdictions, poiché, a detta del Presidente della Corte Suprema Roberts, le citate previsioni del VRA avrebbero costituito una «strong medicine» per rispondere ad una «entrenched racial discrimination» sussistente negli anni Sessanta, che sarebbe invece oggi rara e pertanto non in grado di giustificare la violazione del principio di sovranità paritaria degli Stati, proprio dell’assetto federale. A questo punto vale la pena richiamare la famosa dissenting opinion della Giudice Ruth Bader Ginsburg, che oltre a confutare l’argomentazione di Roberts, aveva sottolineato come spettasse al Congresso, che tra l’altro aveva riconfermato il VRA nel 2006, decidere se ci fosse ancora bisogno di applicare la preclearance e nei confronti di quali Stati. La Giudice aveva altresì prefigurato che in seguito alla decisione in oggetto sarebbero presto state adottate da parte degli Stati delle leggi elettorali che avrebbero portato ad una serie di limitazioni del diritto di voto.
Ebbene, la nuova legge elettorale della Georgia costituisce esattamente quel tipo di attacco alla democrazia che la Giudice Ginsburg aveva prefigurato conseguire dalla sentenza Shelby County. Secondo i Repubblicani la neointrodotta legge elettorale servirebbe a limitare le possibilità di brogli, nonché a rendere il voto più sicuro, sebbene abbia tutto l’aspetto di una reazione agli esiti delle presidenziali dello scorso 3 novembre, durante le quali Biden ha riportato la vittoria, seppur con un margine ristretto (meno di 13.000 voti): era dal 1992 che un candidato democratico non riusciva in tale impresa.  Le schede sono state anche riconteggiate, in quanto è la legge dello Stato medesimo a prevederlo, nel caso in cui la differenza tra i voti ottenuti dai due candidati sia inferiore allo 0,5%. Dopo un momento di incertezza – dovuto al fatto che ad un certo punto il segretario di Stato Raffensperger aveva dato per concluso il processo di certificazione, per poi smentire, affermando invece che era ancora in corso – è stata confermata la vittoria di Biden. Il Presidente uscente Trump, che frattanto vedeva fallire i ricorsi proposti per far valere presunte irregolarità e così bloccare la certificazione delle elezioni in diversi Stati, avrebbe voluto che le State legislatures a maggioranza repubblicana in cui risultati apparivano in bilico gli assegnassero la vittoria, così contravvenendo alla volontà popolare e generando un vero e proprio sovvertimento del principio democratico. Kemp, che l’anno prossimo si ricandiderà alla carica di Governatore, ha rifiutato di adeguarsi alle richieste di Trump – che ha reagito condannandolo pubblicamente – ma qualche giorno fa ha affermato, a ridosso appunto dell’approvazione a tempo record della nuova legge, che le elezioni del 2020 avevano fatto emergere delle «alarming issues», che indicavano la necessità di un profondo cambiamento. Al momento della firma della legge un gruppo di Democratici ha protestato davanti all’ufficio del Governatore e la deputata locale Park Cannon, appartenente alla comunità afroamericana, è stata arrestata solo per aver bussato alla porta dell’ufficio. Cannon è stata successivamente rilasciata, ma intanto le immagini dell’arresto sono state diffuse dai media e da più parti paragonate a quelle degli arresti di attivisti afroamericani avvenuti nella fase delle lotte per i diritti civili.
Biden ha definito la nuova legge elettorale della Georgia, che sarà esaminata anche dal Justice Department, una «atrocity», una «un-American law to deny people the right to vote», nonché un «blatant attack on the Constitution», una legge “Jim Crow” (così sono dette quelle leggi adottate a livello locale o statale che, dagli anni Settanta dell’Ottocento, dopo l’abolizione della schiavitù, e fino alla metà degli anni Sessanta del secolo scorso, hanno permesso la segregazione razziale negli Stati del Sud) del XXI secolo. Nel frattempo contro la nuova legge elettorale è già stato presentato presso la corte competente un ricorso da parte di tre gruppi di attivisti per il diritto di voto.
Quello della limitazione del diritto di accesso al voto non è un problema che riguarda solo la Georgia: si potrebbe parlare di una vera e propria strategia, dal momento che i Repubblicani hanno già approvato una legge simile in Iowa, e stanno procedendo in modo analogo in Stati quali Arizona, Florida e Texas. Per questa ragione appare auspicabile una celere approvazione del c.d. For the People Act 2021. Questa legge prevedrebbe dei parametri uniformi per assicurare a tutti i cittadini le stesse condizioni di accesso al voto. In primo luogo viene prevista la registrazione automatica degli elettori, che già opera in 19 Stati e sarebbe poi garantito l’accesso al voto per posta e al voto anticipato, misure che recentemente hanno dimostrato un grande riscontro e che si sono rivelate efficaci per riportare al voto larghi settori dell’elettorato americano, ma che oggi diversi Stati cercano di limitare. Da ultimo, verrebbe ripristinato il diritto di voto in capo a quei cittadini che hanno scontato la pena detentiva, in modo da garantire loro un’effettiva reintegrazione nella società. L’approvazione del For the People Act, su cui in questa sede ci siamo soffermati solo brevemente, porterebbe sicuramente ad un rafforzamento della fiducia dei cittadini nel procedimento elettorale, grazie alla predisposizione di una serie di importanti garanzie, peraltro uniformi, nei diversi Stati. Su tali presupposti si potrebbe davvero procedere verso la realizzazione effettiva della democrazia, nel cui ambito tutti i cittadini abbiano le stesse chances di essere rappresentati, e sempre meno spazio troverebbero quelle teorie cospiratorie che hanno avvelenato il dibattito pubblico degli ultimi anni.

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